mercoledì 11 gennaio 2012

LASCIATI INDIETRO: NEGATO IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE AI BAMBINI DELLO ZIMBABWE!

bambini che giocano negli insediamenti di 
Hatcliffe Extension©Amnesty International

Il 18 maggio 2005, che coincide con l'inizio dell'inverno in Zimbabwe, il governo aveva avviato un'operazione di smantellamento degli insediamenti abitativi precari, meglio conosciuta come Operazione Murambatsvina che tradotto significa "Sbarazzarsi della spazzatura", lasciando, nel giro di poche settimane, 700 mila persone senza casa e senza mezzi di sostentamento, nonostante sentenze del tribunale ordinassero di non procedere con gli sgomberi.

Prima dell'Operazione Murambatsvina migliaia di persone guadagnavano grazie al commercio informale, unica fonte di reddito per la maggior parte degli abitanti dello Zimbabwe. Gli sgomberi forzati di massa hanno distrutto insieme alle case anche le attività di piccola e media dimensione, spingendo persone già povere nella miseria. Alle donne che grazie ad attività informali riuscivano a mantenere sé stesse, i propri figli e gli orfani della pandemia dell'AIDS, è stato impedito di proseguire il loro lavoro.

L'Operazione Murambatsvina ha avuto un'altra conseguenza negativa e cioè l'interruzione dell'istruzione per 220 mila minori tra i 5 e i 18 anni. Gli sgomberi forzati hanno compromesso l'accesso all'istruzione in diversi modi. La demolizione di case e la distruzione di proprietà hanno gettato i capifamiglia nella miseria e in alcune zone gli edifici scolastici sono stati demoliti, mettendo quindi fine all'istruzione di un'intera comunità di studenti; anche il trasferimento forzato di alcuni capifamiglia verso zone rurali ha contribuito a interrompere l'istruzione dei loro figli.

L'operazione Garikai ("Nuova vita"), lanciata in un secondo tempo come sforzo di ricostruzione per fornire alloggi alternativi agli sgomberati dell'Operazione Murambatsvina è stata di scarso successo: la maggior parte di coloro che dovevano beneficiarne, comunque una minoranza degli sgomberati del 2005, ha ricevuto solo un appezzamento di nudo terreno senza servizi, su cui , ancora nel marzo del 2011 si sopravviveva in rifugi di plastica. Le poche case costruite grazie al progetto Garikai sono risultate completamente inabitabili, prive di pavimenti, finestre, acqua o servizi igienici.

Durante gli sgomberi forzati del 2005 sono state distrutte anche le scuole organizzate dalle agenzie umanitarie. Quando è stata lanciata l'Operazione Garikai il governo si è opposto al fatto che le organizzazioni umanitarie riorganizzassero scuole utilizzando strutture temporanee. Il governo ha chiesto alle agenzie umanitarie di fornire edifici permanenti se volevano aiutare le vittime con abitazioni o scuole. Il risultato è stato che ad oggi non sono state costruite nuove scuole. 

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