martedì 10 gennaio 2012

I SOLDI DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE

di Luca Mazzucato
NEW YORK. C'era una volta la democrazia in America. Che se ne stia scappando a gambe levate, pare se ne siano accorti per il momento solo i giovani di Occupy Wall Street. Ha ancora senso nel 2012 lo slogan “una testa, un voto?” Disse Mitt Romney, l'attuale favorito nella corsa contro Obama: “Le aziende sono persone, amico mio!” rispondendo alla domanda trabocchetto di un’attivista, che gli chiedeva se fosse giusto che le donazioni elettorali da parte delle aziende siano illimitate. E confluiscano tutti nel mostro giuridico chiamato Super PAC.

No, non è una versione 2.0 di Pacman, il videogame. Anche se, un po' come nel videogame, questo Super PAC mangia soldi senza sosta, in un labirinto normativo, aggirando tutte le norme di buon senso. Vediamo come funzionano questi oggetti misteriosi del desiderio di ogni politico.

In principio fu la famigerata sentenza “Citizens United” della Corte Suprema. I giudici stabilirono il seguente sillogismo demenziale: le aziende hanno libertà di parola come le persone, nel caso vogliano decidere di appoggiare un candidato; le aziende si esprimono non con le parole, ma con il denaro, dunque le aziende possono donare somme illimitate ai candidati. Un ragionamento molto semplice. Persino secondo John McCain, candidato repubblicano che perse contro Obama nel 2008, questa sentenza è “una delle decisioni peggiori della storia della Corte Suprema, che con la sua assoluta ignoranza della politica” ha determinato “un'inondazione di denaro nelle campagne elettorali, non trasparente e non rintracciabile.”
Un qualunque cittadino può registrare il suo Super PAC presso la commissione elettorale federale, dichiarando il sostegno per uno dei candidati. Una volta creato, il Super PAC può raccogliere qualsiasi donazione, da parte di persone o aziende, senza alcun limite di finanziamento. Per esempio, Goldman Sachs potrebbe aver donato un miliardo di dollari al Super PAC che sostiene Mitt Romney. La cosa divertente è che nessuno lo saprebbe. Infatti l'unico obbligo è di rendere note le donazioni ogni tre mesi, ma basta scegliere la scadenza dei tre mesi in modo oculato. I candidati repubblicani hanno deciso di pubblicare la lista dei donatori non prima, ma dopo le recenti primarie in Iowa, tanto per essere sicuri che i loro elettori del Tea Party, infuriati con le grandi banche, non scoprissero che i portafogli dei loro beniamini sono stracolmi di soldi di Wall Street. 
Ci sono persino casi ai confini della realtà, come quello del Super PAC della mitica Sara Palin. Com'è possibile che anche lei abbia un Super PAC, visto che non si è candidata? In realtà, Sara Palin o chi per lei registrò un bel Super PAC l'anno scorso, che iniziò a incanalare un grossissimo volume di denaro per far partire la campagna elettorale. La Palin usò le donazioni per comprare un bus e finanziare il suo viaggio attraverso i luoghi storici degli Stati Uniti e una lunga serie di comizi in tutto il Paese. Peccato che, venuto il momento di annunciare la sua candidatura, Sara Palin decise di... non farlo. Lasciando tutti di stucco, con una colossale figuraccia. A parte un piccolo particolare: si è tenuta i soldi!
L'attuale legislazione sui Super PAC è talmente scandalosa che il famoso comico Stephen Colbert ha deciso di farne un colpo di teatro. Dopo aver ottenuto l'autorizzazione dalla commissione elettorale ad aprire il suo Super PAC, ha deciso di usarlo per “sostenere” la campagna del governatore repubblicano del Texas Rick Perry, noto con il nomignolo “George Bush con gli steroidi.” Chiedendo donazioni ai telespettatori del suo seguitissimo programma di satira The Colbert Report, il comico continua a raccogliere decine di migliaia di dollari. Usati per mandare in onda finti spot elettorali in favore di Perry, che in realtà sbugiardavano le bassezze fasciste e l'ignoranza bieca del candidato repubblicano. Chiedendo fra l'altro ai suoi telespettatori di andare a votare per lui e di scrivere sulla scheda non Perry ma “Parry con la A, come in America!”

Risultato: centinaia di voti per Rick Parry nella fiera dell'Iowa “straw poll,” un'anteprima delle primarie, voti che però sono stati conteggiati comunque a favore del governatore del Texas. Un vero spasso. 

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