sabato 31 dicembre 2011

IRAN: 16 GIUSTIZIATI PER OMICIDIO E DROGA

30 dicembre 2011: 16 persone sono state impiccate in Iran in questi ultimi giorni, per omicidio e traffico di droga.

I primi due uomini sono stati impiccati il 29 dicembre a Qazvin, città ad ovest della capitale iraniana Teheran.
Il sito Jamejamonline (sito web della televisione di stato iraniana) ha identificato i due come "Mohammad" e "Ali", senza precisarne l’età. Sono stati impiccati di mattina nella via Navab-e-Jonubi, dopo essere stati riconosciuti colpevoli degli omicidi di quattro membri di una famiglia, commessi nel marzo di quest’anno.

Il 26 dicembre cinque prigionieri sono stati impiccati per traffico di droga.
Le esecuzioni sono avvenute di mattina nella prigione di Shahrud, città della provincia settentrionale di Semnan.

La notizia è comparsa sul sito web ufficiale della magistratura provinciale, che ha identificato i cinque come: "H. B." originario di Gonbad, "H. B." di Bojnord, "H. R." di Esfrain, "A. S." di Tehran e "A. M." di Hashtrud.

L’accusa – sottolinea l’organizzazione Iran Human Rights – non è stata confermata da nessuna fonte indipendente.

Nove detenuti sono stati impiccati di mattina il 24 dicembre, in due diverse prigioni, tutti per traffico di droga.

Le prime sette persone, inclusa una donna, sono state giustiziate a Urmia (Oroumieh), riporta l’agenzia di stampa Mukrian, che le identifica come "Yousef A.", "Heydar D.", "Mehdi S", "Ghorbanali Sh.", "Saeid M.", "Sirus M." e "Nahid A." (donna).

L’avvocato difensore di uno degli impiccati, Masoud Shams, ha dichiarato di non essere stato avvertito dell’esecuzione del proprio assistito, mentre secondo la legge vigente in Iran il difensore deve essere avvisato della prevista impiccagione 48 ore prima.
Gli altri due prigionieri sono stati messi a morte a Rasht, rende noto l’organizzazione “Attivisti per i Diritti Umani e la Democrazia in Iran” (HRDI).

Uno dei giustiziati è stato identificato come "Sajjad Tal" (26 anni), fratello di "Mohammadreza Tal", impiccato in pubblico a Rasht due settimane fa.

Per saperne di più : http://www.iranhr.net/

ANNO D'ORO PER L'ITALIA DEL VOLO LIBERO AI VERTICI DEL MONDO

Un altro anno d'oro per il volo libero in deltaplano e parapendio conferma l'Italia al vertice delle graduatorie mondiali di queste entusiasmanti discipline che regalano forti emozioni a migliaia di piloti.

La vittoria più strepitosa si è concretizzata questa estate in Umbria. Gli azzurri del deltaplano, di fronte a 146 piloti provenienti da 35 nazioni, hanno conquistato il quinto titolo mondiale. Facevano parte della nazionale Alessandro Ploner di San Cassiano (Bolzano), Christian Ciech di Mornago (Varese), Elio Cataldi di Vittorio Veneto (Treviso), Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Filippo Oppici di Parma, Karl Reichegger di Falzes (Bolzano), Suan Selenati di Arta Terme (Udine), Vanni Accattoli di Recanati (Macerata), gli accompagnatori Andrea Bozzato di Verbania e Alba Tombollato di Padova, guidati dal CT Flavio Tebaldi di Venegono Inferiore (Varese).

In particolare Ploner ha vinto il suo quarto titolo individuale, seguito da Ciech, medaglia d'argento. Complessivamente in circa 10 anni Ploner ha un palmare di tre medaglie d'oro, due d'argento ed una di bronzo; Ciech due d'oro e due d'argento. Ai vertici del mondo c'è anche la Icaro 2000, produttore varesino di deltaplani, che vanta una decina di titoli tra mondiali e continentali ed una produzione di 9000 esemplari l'anno.

Il 2011 è stato anche l'anno dei mondiali di parapendio, disputati in Spagna. Luca Donini di Molveno (Trento), campione d'Europa in carica, ha vinto la medaglia d'argento. 150 i piloti iscritti in rappresentanza di 48 nazioni.

Il team azzurro era composto anche da Marco Littamè di Gassino Torinese, da Christian Biasi di Rovereto (Trento), dal CT Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano), dai tecnici Giorgio Corti di Suello (Lecco) e Paolo Zammarchi di Roncadelle (Brescia). L'Italia detiene il titolo europeo ed ha vinto la Coppa del Mondo nel 2009. 

Usa, legalizzare l’agente Orange?

di Enrico Piovesana   
Si scrive 2,4-D ma si legge agente Orange. L’acido 2,4-Diclorofenossiacetico è il principale ingrediente del famigerato defoliante tossico usato dagli americani durante la guerra in Vietnam. Un veleno che ha provocato orrende malformazioni genetiche nella popolazione e gravi malattie tra i veterani.  

Nonostante questo, oggi la Dow AgroScience, branca agroalimentare della multinazionale Dow Chemical produttrice del 2,4-D, ha il coraggio di chiedere al governo Usa di deregolamentare l’impiego industriale di una variante geneticamente modificata di granturco resistente a questo composto, allo scopo di poterlo impiegare come pesticida.  

L’allarmante notizia, diffusa da Natural News e confermata dal governo Usa, significa che se la richiesta della Dow Chemicals dovesse essere approvata, le future piantagioni statunitensi di mais ogm verrebbero ‘bombardate’ con questa sostanza tossica, che non danneggerebbe il granturco venendo però da esso assorbita e quindi trasmessa per via alimentare alla popolazione.  

Un noto studio degli scienziati della Cornell University ha dimostrato che il 2,4-D cuasa mutazioni genetiche letali nei feti, inferitilità nelle donne, malattie neurologiche e altre gravi patologie.

Fonte: E-il mensile

I MIGLIORI AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI I LETTORI, LETTRICI, AMICHE E AMICI DEL MIO BLOG

Non siamo più persone, siamo soltanto consumatori. Le leggi del mercato prevaricano sull’ etica e il profitto è sempre il fine ultimo e a tutti i costi. Eppure come consumatori siamo proprio noi la linfa di questo sistema malato

Il programma di rigore imposto ai ceti più deboli dal Governo tecnico Monti, che ha appena ricevuto applausi frenetici da parte di alcuni schieramenti politici, di recente messi all'angolo, cosa ha prodotto?
Nulla di nuovo. L’aumento delle  tasse, la liberalizzazione del mercato del lavoro e tagli su tutti i servizi.
Quello su cui voglio fare una riflessione non è tanto la portata in senso numerico della manovra, quanto il significato politico.

Il famoso declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating, i vari decreti imposti dall’Europa fino alla necessità della nomina di un governo tecnico sono venuti all’indomani della vittoria dei cittadini sulla politica e cioè  all’indomani del grande successo dei SI ai referendum sull’acqua e sul nucleare.

La vittoria di quel referendum ha affermato un principio sacrosanto ossia che l’acqua così come la salute sono fuori dalla logica del mercato.

Il messaggio che sembrava fosse stato affermato era che la vita umana vale di più di ogni altra cosa, un principio che dovrebbe essere scontato ma che nella nostra società va costantemente difeso e ribadito!

Il fatto che i cittadini, di tutti gli schieramenti politici,  abbiano prima firmato per promuovere il referendum e poi abbiano votato SI ha avuto un grande significato. L’Italia all’indomani della vittoria sul referendum è diventata  modello di un nuovo modo di fare politica, dove i cittadini si uniscono e dicono NO! L’ACQUA NON E’ UNA MERCE, LA SALUTE VALE PIÙ DEL PROFITTO, non potete imporci le centrali nucleari!! I CITTADINI SOPRA OGNI COSA
Questo nuova stagione della politica è stata subito offuscata dallo spettro della crisi finanziaria che ha rimesso in discussione tutto, anche il principio che qualche settimana prima sembrava essere stato ribadito così fortemente: I CITTADINI SOPRA OGNI COSA.

La paura del declassamento dell’Italia, la paura della recessione ha legittimato prima il governo Berlusconi poi il governo Monti a fare delle scelte che andavano nel senso contrario a quanto affermato nel referendum. Ad un tratto non erano più i cittadini al  centro della politica ma gli interessi del mercato o meglio le esigenze della finanza.

Sono state fatte scelte, con l’avallo di molti partiti politici, contro i cittadini. Badate, questa manovra del governo Monti non è una manovra fatta per tutelare i cittadini dal rischio della crisi economica ma per salvare il sistema Italia dalla crisi. 

Le due cose sono molto diverse.

Quello che conta è la prospettiva dalla quale si guardano le cose. Se il mio obiettivo è solo quello di salvare il sistema Italia e di far tornare i conti,  per me un ospedale, un pensionato,  rappresentano una spesa e dunque una voce su cui posso recuperare subito soldi.
Se il mio obiettivo è di salvare le famiglie, i cittadini, i pensionati e i cittadini in generale dalla crisi, certi servizi non li metto proprio in discussione magari, con molta più fatica,  vado a recuperare i 100 miliardi di debiti che le società concessionarie che gestiscono le slot machine hanno contratto col Fisco per gli anni 2004-2007.

Questa è stata la sconfitta.  si è rimesso in discussione un principio che era stato appena ribadito: l’uomo e i suoi diritti sopra tutto.

Ma la nostra società liberista è solita fare questo, il  libero mercato, si sa, guarda al profitto non all’uomo e dunque quello che qui bisogna fare è TRASFORMARSI IN DIFENSORI SE NON IN GUARDIANI DEI NOSTRI DIRITTI PERCHÉ LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI PROFITTI.

Il sistema finanziario, le banche, fanno il loro mestiere! la banca guarda ai soldi e al  profitto o se volete al guadagno, se non mi dai le garanzie non ti do il prestito non mi interessa se quei soldi ti servono per sfamare la famiglia o per comprarti un auto. Lo Stato non può fare lo stesso ragionamento, non può consegnarci alle banche e alla logica della finanza.

Ecco perché chi ha votato la fiducia alla manovra ha tradito i cittadini e ha consegnato questo paese alle banche.


PER IL 2012 AUGURO A TUTTI DI RIAPPROPRIARCI DELLA DEMOCRAZIA E DELLA POLITICA COME È ACCADUTO IL 12 E 13 GIUGNO 2011

venerdì 30 dicembre 2011

GAZA: NUOVA AGGRESSIONE ALLA BARCA OLIVA

La barca pacifista, che monitora le violazioni a danno dei pescatori palestinesi, e' stata avvicinata dalle motovedette israeliane e ha rischiato di ribaltarsi. GUARDA IL VIDEO.

DI DANIELA RIVA E ROSA SCHIANO

Gaza, 30 dicembre 2011, Nena News (le foto sono Rosa Schiano) - Oliva, la piccola imbarcazione che monitora le violazioni dei diritti umani sui pescatori palestinesi nelle acque di Gaza, è stata attaccata mercoledi’ dalla marina israeliana. A bordo vi erano due osservatori internazionali ed il capitano palestinese. Come di solito, Oliva si era diretta verso le piccole imbarcazioni dei pescatori. La sua presenza è infatti espressamente richiesta dai pescatori palestinesi che si sentono così maggiormente protetti durante la loro attività.

Alcuni pescatori hanno recentemente dichiarato che la presenza di internazionali permette loro di prendere una maggiore quantità di pesce.

Mercoledi’ mattina la barca Oliva si è diretta dapprima verso nord, dove ha osservato una nave della marina israeliana sparare colpi di arma da fuoco ed intimare ai pescatori di andar via. Successivamente, poco prima delle 11:00, mentre si trovava insieme ad altre imbarcazioni di pescatori a quasi tre miglia nautiche dalla costa, è stata raggiunta a grande velocità da una nave della marina israeliana, che ha iniziato a girare velocemente intorno a loro ed alla Oliva provocando forti onde. I pescatori sono scappati.   

Sfortunatamente, a causa di un problema al motore, la Oliva non è stata in grado di ripartire, ed è rimasta in balia delle onde provocate dalla marina israeliana. Pur avendo visto che non era in grado di ripartire, i soldati hanno continuato a girare velocemente attorno alla barca, creando onde sempre più alte. Una di queste onde ha travolto e quasi ribaltato la Oliva. Il capitano della barca è caduto in mare, procurandosi anche una ferita al ginocchio ed alla coscia sinistra. I due osservatori internazionali a bordo sono caduti sul pavimento della barca e sono stati completamente travolti dall’acqua, non riportando ferite.

I due osservatori hanno inoltre ripetutamente ed invano chiesto ai soldati israeliani di fermarsi e di spiegare il motivo della loro aggressione. Successivamente, una imbarcazione di pescatori si è avvicinata alla Oliva ed attraverso una corda l’ha trainata verso la costa.    

Nelle recenti missioni della barca Oliva, lo staff internazionale ha osservato che la marina israeliana continua a sparare in acqua o in direzione dei pescatori con colpi di arma da fuoco, intimando ai pescatori di tornare a casa, utilizzando inoltre cannoni d’acqua per attaccarli. Lo staff internazionale inoltre denuncia che spesso gli attacchi avvengono stesso entro il limite “imposto” delle tre miglia nautiche.

Recentemente sì è verificato che, in assenza della barca Oliva, alcuni pescatori palestinesi sono stati feriti con colpi di arma da fuoco o arrestati e trasportati ad Ashdod, in Israele, e le loro barche sono state confiscate. L’ultimo episodio risale a domenica 18 dicembre quando quattro palestinesi sono stati arrestati e trasportati ad Ashdod, uno dei quali ha riportato una frattura alla gamba sinistra dovuta all’impatto con la nave della marina israeliana su cui cui è stato violentemente issato.

Gli accordi di Jericho del 1994 (sotto gli accordi di Oslo) stabiliscono che l’area entro cui i pescatori palestinesi possono pescare si estende fino a 20 miglia nautiche dalla costa. Quest’area fu poi progressivamente ridotta alle 12 miglia, alle 6 miglia ed attualmente alle 3 miglia imposte dalla marina israeliana dal gennaio 2009. Questi continui attacchi non soltanto violano la legislazione internazionale sui diritti umani, ma colpiscono inevitabilemte l’industria ittica che sostiene migliaia di famiglie palestinesi e la loro capacità di autosostenersi.

L’area interna alle tre miglia è ormai povera di pesci ed il numero di pescatori palestinesi si è ridotto nel corso degli ultimi anni a causa di queste difficoltà.

E possibile visionare i reports della barca Oliva in inglese sul sito del CPS Gaza http://www.cpsgaza.org/ e in italiano su http://ilblogdioliva.blogspot.com/   

VIDEO


CAPODANNO 2011, VEGLIONE DI CRISI: L’86% DEGLI ITALIANI RESTA A CASA

Crisi e tasse spengono il Capodanno. Secondo i dati dell’indagine Confesercenti-SWG, quest’anno San Silvestro non porterà con sè la tradizionale voglia di evasione e divertimento.

Sarà anzi occasione per tagliare le spese: l’86% degli italiani celebrerà il nuovo anno a casa. Sono 3 milioni in più rispetto al 2010 (+7%), ed è il dato più alto negli ultimi cinque anni: nel 2007, allo scoppio della crisi, rimasero fra le mura domestiche l’83% delle persone, il 4% in meno di questo Capodanno.

Cominciare l’anno tirando la cinghia Il “taglio” comincerà dal veglione: in totale gli italiani spenderanno 2,4 miliardi per celebrare il nuovo anno, ben 328 milioni in meno del 2010. Circa 6 italiani su 10 spenderanno meno di 75 euro ciascuno, trascinando la spesa media a quota 92 euro, il 12% in meno dello scorso anno. Anche questo è un record: dal 2003 ad oggi non era mai stata così bassa. Crollano dal 7% al 2%, invece, gli italiani che sceglieranno di cenare al ristorante, e diminuiscono anche le persone che vogliono festeggiare la fine dell’anno in discoteca: nel 2010 erano il 2%, quest’anno la metà. Rimangono stabili, al 4%, coloro che non faranno alcun festeggiamento per Capodanno perché in difficoltà economica.

Viaggi in calo, cresce l’Europa Si riduce la quota di cittadini italiani che mette in conto una vacanza tra il 22 dicembre ed il 6 gennaio del 2012: si passa dal 21% del 2010 al 17% di quest’anno. Nello specifico, partiranno per Capodanno solo il 6% degli intervistati, contro il 10% dello scorso anno. Scende dal 5% al 4% la percentuale di italiani che andranno in vacanza in Italia, mentre raddoppia, dall’1% al 2%, la quota di chi sceglie come destinazione l’Europa.

Si svuotano gli alberghi A rinunciare alla vacanza sono specialmente le fasce professionali più basse e le famiglie più numerose, un dato che può essere facilmente interpretato nel momento in cui si identifica come principale motivo di rinuncia alla vacanza la difficoltà finanziaria, probabilmente collegata alla congiuntura economica negativa che ha caratterizzato l’Italia negli ultimi anni. Al calo dei viaggi consegue la diminuzione delle prenotazioni, stimata tra il 23% e il 28%, con una flessione sia per il lungo raggio che per il medio.

TARIFFE,CGIA MESTRE: AUMENTI BOOM, SOPRATTUTTO TRA QUELLE AMMINISTRATE DAI COMUNI ACQUA +70%, RIFIUTI +61%

Crescite boom delle tariffe amministrate dai Comuni nel periodo 2000-2011 con un incremento ben oltre il doppio dell’inflazione (+27%.)

Le tariffe dei servizi pubblici, ad esclusione di quelle legate alla telefonia, hanno subito degli aumenti boom. Se in poco più di un decennio il costo della vita è aumentato del +27,1%, la tariffa dell’acqua potabile, ad esempio, è cresciuta del 70,2%, quella della raccolta rifiuti del 61%, mentre i biglietti dei trasporti ferroviari sono aumentati del + 53,2%. Di seguito troviamo i pedaggi autostradali, con un incremento del + 49,1%, il gas, con una crescita del +43,3% ed i trasporti urbani, con una variazione del +39,5%. Nella parte bassa di questa speciale graduatoria troviamo i servizi postali (+30,4%), l’energia elettrica (+26,2%) ed i servizi telefonici (-11%). Quest’ultima, è l’unica voce tariffaria che nel periodo preso in esame ha registrato una contrazione negativa.

E’ questo il risultato emerso da un’analisi effettuata dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha analizzato l’andamento dei prezzi delle tariffe dei servizi pubblici, avvenuto tra il 2000 ed i primi 10 mesi del 2011.

Come emerge dalla nostra analisi, le tariffe amministrate dai Comuni – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – sono quelle che hanno subito le impennate più consistenti. Purtroppo, a fronte degli aumenti delle bollette dell’acqua o dell’asporto rifiuti, non è seguito un corrispondente aumento della qualità del servizio offerto ai cittadini. Anzi, in molte parti del Paese è addirittura peggiorato. In pratica, il ritocco all’insù delle tariffe è servito agli Enti locali per far cassa, compensando, solo in parte, il taglio dei trasferimenti imposti in questi ultimi anni dallo Stato centrale”.

L’analisi della CGIA è proseguita facendo un approfondimento sul periodo 2000-2008 (arco temporale pre-crisi) e quello 2008-2011 (periodo di crisi economica).

Ebbene, nel periodo pre-crisi, a fronte di una crescita dell’inflazione del +21,1%, gli aumenti più consistenti sono avvenuti nei servizi di raccolta dei rifiuti (+42%), nelle tariffe del gas (+38,7%) ed in quelle dell’energia elettrica (+36%).

Nel quadriennio di crisi 2008-2011, invece, le impennate più decise le hanno subite le bollette dell’acqua (+25,5%), i biglietti dei trasporti ferroviari (+23,6%) ed i pedaggi autostradali (+16,6%). Sempre in questo periodo, invece, l’inflazione è aumentata “solo” del +4,9%.

giovedì 29 dicembre 2011

INFLUENZA A H1N1: IL PERICOLO VIENE DAL VACCINO. ULTERIORI CONFERME DAL MONDO MEDICO

WWF:“RISCHIO CONDONO SULLE BONIFICHE DEI SITI INQUINATI DECRETO ‘SALVA-ITALIA’ METTE IN PERICOLO IL 3% DEL PAESE”

Timori per la salute e l’ambiente a Porto Marghera, La Spezia, Brescia, Mantova, Taranto, Brindisi, Gela, Priolo, Crotone e il Frusinate. Il WWF chiede che le norme siano cancellate al più presto.

“Le norme sulle bonifiche dei siti inquinati contenute nel decreto Monti approvato al Senato mettono a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini”. Lo segnala il WWF che nel contempo rileva nel provvedimento notizie positive dal punto di vista ambientale, quali l’inizio del percorso istituzionale per costituire un’Autorità indipendente sui trasporti o la maggiore attenzione dedicata agli studi di fattibilità economico-finanziaria per giustificare opere ad elevato impatto economico-finanziario, sociale e ambientale.

Per quanto riguarda invece le bonifiche, il WWF segnala che le disposizioni contenute nell’art. 40 comma 5, sembrano configurare di fatto un condono silenzioso degli obblighi di bonifica dei siti contaminati per le aziende inquinatrici, quando consentono di: 1. procedere per singoli ‘progetti stralcio’, senza che si obblighi a produrre in tempi certi un piano che valuti complessivamente gli effetti ambientali e sanitari dell’intervento controllabile e verificabile da parte delle amministrazioni pubbliche; 2. ricorrere allo strumento, un tempo provvisorio, della Messa in Sicurezza Operativa (MISO) invece che alla bonifica vera e propria, non solo quando ci sia un’attività industriale in corso (com’era sino a ieri), ma anche nel caso in cui il sito sia stato addirittura abbandonato.

In questo modo – commenta Stefano Leoni, presidente del WWF Italia - si rischia che non si facciano più le bonifiche e che il 3% del territorio italiano (Porto Marghera, Brescia, Mantova, La Spezia, Taranto, Brindisi, Gela, Priolo, Crotone, il Frusinate) e le popolazioni che vi risiedono siano sottoposti ad un’intollerabile servitù ambientale e sanitaria, con costi che non potranno altro che ricadere sui cittadini. Chiediamo pertanto che tale norma sia cancellata al più presto affinché sia garantita la tutela dell’ambiente e della salute pubblica”.

Fonte: www.wwf.it

HORMUZ: IL BOTTONE DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE?

di Aldo Giannuli
Una portaerei Usa nello Stretto di Hormuz. La minaccia iraniana di impedire il   passaggio delle navi, che trasportano da un terzo a un sesto del petrolio mondiale. Una battaglia navale potrebbe innescare una profonda crisi e produrre un'impennata del prezzo del greggio. Guerra nucleare? Potrebbe finire così...


Una portaerei Usa è stata avvistata nei pressi dello stretto di Hormuz, snodo strategico da cui passa gran parte del traffico petrolifero mondiale, che l'Iran ha minacciato di chiudere in caso di sanzioni contro il programma nucleare del presidente Ahmadinejad "Anche i cinesi sono presenti nell'area, avendo affittato una base pakistana prossima allo Stretto. Quale scenario si profila? 

"La chiusura dello Stretto di Hormuz è una minaccia che l'Iran ha fatto abbastanza frequentemente negli ultimi 30 anni, già per esempio ai tempi della guerra con l'Iraq. Ma sinora non è stata mai attuata, perché sarebbe come schiacciare il pulsante di una guerra nucleare, da cui non si torna indietro...
Per adesso, secondo me, le dichiarazioni dell'Iran volevano ottenere un effetto di guerra psicologica per sondare quale fosse la reazione dei mercati in termini di prezzo del petrolio di fronte a una minaccia del genere. Per la verità, il prezzo del barile di petrolio era anche lievemente sceso, c'era stata una dichiarazione dell'Arabia Saudita che si era detta pronta ad aumentare la produzione per riequilibrare la situazione. Certo, adesso il rischio è che la vicinanza di due flotte, come quella americana e quella iraniana, che non hanno azioni diplomatiche reciproche nei rispettivi Stati, può provocare l'incidente. Tuttavia mi sembra remota la possibilità che scoppi una terza guerra mondiale, anche perché in questo caso la Cina e gli Stati Uniti hanno un interesse convergente. E' difficile immaginare che l'incidente possa scoppiare tra cinesi e americani, è piuttosto probabile che invece possa accadere, se accade, tra americani e iraniani.

Qual è l'importanza strategica dello Stretto di Hormuz? Che succederebbe se l'Iran effettivamente decidesse di chiuderlo? 

"Lo Stretto di Hormuz è un braccio di mare abbastanza angusto, come dice lo stesso nome, e non profondissimo, per cui è facilmente ostruibile. Basterebbe ad esempio affondare alcuni mercantili e la situazione diventerebbe non superabile. Dunque la minacciata chiusura non significa schierare la flotta e risolvere la questione con una battaglia navale. Si può anche operare in questa maniera.
Il problema maggiore è che dallo Stretto di Hormuz passa qualcosa come un terzo del petrolio per via marittima a livello mondiale e un sesto in assoluto del petrolio commerciale nel mondo, quindi l'effetto immediato, soprattutto se dovesse esserci una situazione permanente non risolvibile solo con una battaglia navale, come nel caso di un'ostruzione dovuta ad affondamento di mercantili, sarebbe probabilmenteun'impennata violentissima del prezzo del petrolio che, secondo alcune stime, potrebbe superare i 180 dollari al barile da un giorno all'altro. Questo sarebbe l'impatto principale, e gli iraniani ieri volevano capire se la loro minaccia avrebbe sortito un effetto del genere."

In caso di guerra nucleare, quando durerebbe e chi la vincerebbe?

"Premesso che allo stato attuale non sembra che l'Iran disponga già di ordigni nucleari, in ogni caso è evidente che bisognerebbe valutare lo sviluppo di una cosa del genere, se, ad esempio, a un primo scambio di bombardamenti nucleari facesse seguito una guerra convenzionale oppure una guerra al massacro...Certo, l'Iran potrebbe avere dei vettori sufficienti a colpire Israele e anche a colpire l'Arabia Saudita, ma sicuramente non gli Stati Uniti. Israele dal canto suo, sebbene smentisca di avere armamenti nucleari, in realtà come tutti sanno possiede dei sommergibili armati con missili a testata nucleare proprio a largo dell'Arabia Saudita, per cui potrebbe reagire con un bombardamento nucleare ad un attacco iraniano improvviso dal mare, e quindi vincere... Tuttavia, una simile catastrofe sarebbe tale per cui non si potrebbe parlare di 'vincitori'; peraltro, non credo sia un'ipotesi particolarmente vicina."

mercoledì 28 dicembre 2011

FERROVIE: NORD-SUD. VIAGGI INFERNALI PER FAMIGLIE E PENDOLARI. MENTRE SUI TRENI AD ALTA VELOCITA' PROFESSIONISTI, MANAGER E PARLAMENTARI VIAGGERANNO SU CARROZZE LUSSUOSE ED ESCLUSIVE.

Mentre Moretti e Montezemolo sono in gara per offrire il treno più lussuoso ed esclusivo tra Roma, Milano e Venezia, i pendolari, cioè il 90% dei viaggiatori che ogni giorno utilizzano il treno per andare al lavoro, sono trattati come “cani”. Inoltre, in questi giorni moltissime segnalazioni riguardo alle vergognose condizioni nelle quali sono costretti a viaggiare i passeggeri diretti al Sud Italia.

I passeggeri non ne possono più: viaggiano stipati nei corridoi, in totale violazione delle più elementari norme sulla sicurezza e, per di più, in balia dei ricatti dei controllori, pronti a riempire le carrozze a più non posso vendendo (al doppio dell’importo previsto) biglietti già comprensivi di multa.

Una multa come una sorta di pedaggio da pagare ancora prima di salire sul treno, per viaggiare accucciati nel corridoio (nei casi più fortunati) o in piedi vicino al bagno.

Questo è lo scenario drammatico che denunciano i passeggeri della tratta Bologna-Lecce dopo il taglio dei treni operato dalle ferrovie. Esempi simili si possono trovare in molte tratte dirette e provenienti dal Sud. La situazione va avanti da molto tempo, ed è diventata insostenibile in vista delle festività di fine anno, occasione in cui molte famiglie si spostano per far visita a parenti e amici.

Federconsumatori e Adusbef si mettono a disposizione dei cittadini per tutte le esperienze negative che possano dar luogo a risarcimenti o al rimborso dei biglietti.

Inoltre abbiamo denunciato questa ed altre situazioni al Ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Passera e al Presidente dell’Antitrust, affinché si assumano immediate decisioni a tutela dei cittadini e per un rientro dignitoso.

Sempre più evidente appare l’esigenza della creazione di un’Authority dei trasporti che accompagni la formazione di un mercato nel settore dei trasporti, che tuteli i cittadini e la concorrenza.

DALLE UOVA DI STRUZZO A ‘WE WANT SEX’ LE SPESE PAZZE DELL’AGENZIA DEL TERRITORIO

di Marco Lillo
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità del direttore Gabriella Alemanno, sorella del sindaco di Roma, e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) si è passati da 80 mila euro a un milione nel 2010, ma colpiscono i soldi spesi in gioiellerie e cene. Ad esempio al "Villa Oretta" di Cortina insieme a ben undici persone.

Poco meno di un milione e mezzo di euro di spese per comunicazione istituzionale e rappresentanza. L’Agenzia del territorio spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi. Il buon esempio viene dall’alto, nonostante guadagni 300 mila euro lodi all’anno il direttore dell’Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente. La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell’Agenzia dal governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall’Agenzia diretta dalla sorella e dall’Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi.  

Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Il ministro dell’Economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage. A parte i 22 mila e 800 euro pagati all’Adnkronos per “supporto informativo multimediale” e i 20 mila euro per i servizi della Mp group, colpiscono le fatture importanti della società “Comunicare Organizzando” per esempio per la mostre dei 150 dell’Unità d’Italia (48 mila euro che però dovrebbero essere stati coperti dagli sponsor) e soprattutto le fatture delle gioiellerie.    

Sfugge perché l’Agenzia compri 30 uova di struzzo decorate per 3 mila e 240 euro dalla gioielleria “Peroso”. “Sono state donate a rappresentanti di Stati esteri per esigenze di rappresentanza”, spiega Mario Occhi, responsabile comunicazione dell’Agenzia, anche se al Fatto risulta che un uovo sia finito a un comandante regionale della Finanza. L’Agenzia ha comprato anche 12 bicchieri in vetro soffiato dalla signora Maria Bonaldo di Mestre, che si dice conosca Gabrella Alemanno. Prezzo 1296 euro e destinazione ignota. “Saranno stati donati anche questi ad autorità estere”, dice sempre Mario Occhi. Si usano i soldi pubblici per promuovere persino una commedia sociale di Nigel Cole, “We want sex”, sulla battaglia delle operaie della Ford contro la discriminazione maschile. 800 euro per “affitto sala cinema Odeon per proiezione riservata del film il 17 gennaio 2011” più “vendita pop corn e bibita per 179 consumazioni, 5 euro cadauna, per un importo totale di 895 euro”. We want pop corn.      

Poi ci sono i pranzi di rappresentanza. La “Bottega di Montecitorio” di via della Guglia a Roma è usata dal direttore dell’Agenzia come una seconda mensa. Peccato per i prezzi. Il 17 marzo 2011 spende 107 euro pubblici e poi ancora il 31 marzo spende altri 90 euro, il 7 aprile (70 euro) e poi ancora il 29 settembre (60 euro) sempre con ignoto commensale. Il 14 aprile del 2011 per un pranzo parco (63 euro) dichiara finalmente il suo ospite: è un suo amico di vecchia data, Antonio Liguori, nominato direttore generale del Teatro dell’Opera nel 2009, grazie al fratello Gianni Alemanno. La famiglia è molto unita. Il Fatto Quotidiano aveva già raccontato nell’agosto del 2010 la storia delle vacanze con dibattito di Gabriella e Gianni (con Isabella Rauti al seguito) in quel di Cortinaincontra. Ora scopriamo quanto ha pagato l’Agenzia del Territorio per sponsorizzare la manifestazione: 42 mila euro comprensive di Iva.            

Ma l’Agenzia il 22 agosto del 2011 ha pagato altri 780 euro per ospitare a cena al “Villa Oretta” di Cortina ben undici persone. Oltre ai dirigenti di Ance, Confedilizia e Scenari Immobiliari, c’era anche “il sindaco di Roma Gianni Alemanno più ospite direttore Agenzia”. Talvolta il direttore tradisce la Bottega di Montecitorio: il 24 marzo per un pranzo con 28 commensali costato ben 616 euro, preferisce il “RomAntica” per “incontro con giornalisti stampa locale e referenti comunicazione”. Il 25 febbraio all’Os club alle Terme di Traiano paga 48 euro, e poi ancora il 14 febbraio altri 185 euro a causa di un vino importante (un Tignanello) e ancora il 9 agosto al Panda in Galleria Sordi, ma poi torna alla solita “Bottega di Montecitorio” il 20 aprile (89 euro) e il primo giugno (70 euro) il 12 ottobre (110 euro) il primo aprile al “Caffè delle Arti” (105 euro) il 14 aprile alla sala da tè Babington (115 euro). Filippo La Mantia è uno dei preferiti. Il 12 maggio (100 euro); il 26 settembre (100 euro); il 13 aprile 2011 con due giornalisti di un’agenzia di stampa (129 euro). Il 29 gennaio alla ” Taverna San Teodoro” ci sono quattro persone a tavola con la Alemanno per 443 euro. Il 23 maggio lo scialo viene scoperto da due magistrati della Corte dei Conti. Seguono la Alemanno nel locale dello chef La Mantia e non la mollano fino al conto. Purtroppo però mangiano a sbafo e non battono ciglio quando lei striscia la carta dell’Agenzia: 230, 50 euro. Il 4 luglio il direttore si sposta a Bari e pranza alla “Pignata” con cinque persone, il conto da 365 euro per “rappresentanti autorità locali”. 

Quando si muove il direttore Gabriella Alemanno sembra un capo di Stato. Per esempio il 14 agosto del 2011 è a Cagliari e pranza con il Prefetto, due avvocati dello Stato e dirigenti delle agenzie del territorio e del demanio. La spesa per 13 pasti a base di pesce dal “Corsaro Deidda” è di 890 euro. Il 10 maggio del 2011 la Alemanno vola in Veneto e mangia all’osteria “da Fiore” a Venezia. Il conto è di 810 euro. Oltre al presidente dell’Ordine dei notai e al direttore dell’Agenzia del Veneto, erano presenti tutti i controllori. C’era il responsabile audit dell’agenzia, il comandante regionale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e il procuratore regionale della Corte dei Conti. Al momento del conto però nessuno ha messo mano al portafoglio. In fondo Pantalone era veneziano. 

da Il Fatto Quotidiano del 27 dicembre 2011

BOLLETTA DEL GAS DA 5.000 EURO IN 3 MESI A UNA COOPERATIVA SICILIANA ENI DI NUOVO SOTTO ACCUSA, ADICO: «PERMETTA DI PAGARE IL GIUSTO»

Fabio Ruvolo, titolare della Etnos di Caltanissetta: «I numeri rossi del contatore non si fermavano mai. Era un’evidente anomalia ma nessuno ha fatto nulla».

Oltre 5.000 euro di gas consumati in soli tre mesi da una piccola cooperativa sociale. Una stima assolutamente esagerata che il titolare, Fabio Ruvolo, ha subito contestato. Dando il via a un’odissea che a 3 anni di distanza ancora non si è conclusa. Questa volta la vicenda approdata all’Adico viene dall’altra parte d’Italia: precisamente da Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. Ed è tanto più grave perché coinvolge non un privato cittadino ma una cooperativa, la Etnos, che si occupa di recupero di ragazzi e bambini con disagi di tipo sociale.

«La vicenda che mi sta togliendo la vita ha come protagonista Eni – spiega il dottor Ruvolo – e due fatture di importo complessivo di 5.352,59 euro. Il 21 novembre 2008 è stata data lettura certa da parte degli operatori di Eni del contatore della cooperativa, che segnava un consumo di 1.018 metri cubi di gas. Il 25 febbraio 2009, quindi esattamente 3 mesi dopo, segnava un consumo di 7.1.26 metri cubi». Quindi da novembre a febbraio la cooperativa siciliana, secondo Eni, ha consumato ben 6.108 metri cubi di gas: «Una quantità a dir poco esagerata in un arco di tempo così basso, e in un piccolo spazio in cui i volontari della mia cooperativa svolgevano assistenza a ragazzi di strada» precisa il titolare. A suo avviso all’origine della sovrafatturazione c’è stato un problema tecnico, non certo un consumo di tale entità: una seconda lettura fatta il 2 dicembre 2008 infatti segnava un consumo di 1.039 metri cubi, mentre meno di un mese dopo, il 5 gennaio 2009, le cifre sul contatore erano già schizzate a 6.965 metri cubi: quindi quasi 5.000 metri cubi erogati in pochi giorni. «A quel punto ho segnalato l’anomalia a Italgas ed Eni, perché nel contatore i numeri rossi erano in continuo movimento e ciò indica di certo un problema».

E qui iniziano i problemi: mesi e mesi di telefonate con il call center Eni (questa pratiche infatti non a caso lasciano poca traccia scritta e si svolgono principalmente a voce), durante le quali a parole gli operatori si mostrano disponibili, ma nulla si muove: anzi, alla fine al dottor Rupolo viene detto che il gas era stato comunque consumato e che quindi non gli restava che pagare. Ma il titolare della cooperativa con sede legale a Caltanissetta non ci sta: dopo aver cambiato il contatore e disdetto il contratto con Eni, cambia operatore e si prepara a contestare le fatture. Il tempo passa e si arriva al 22 settembre 2011, data in cui viene spedito l’ennesimo fax a Eni in cui si chiedono chiarimenti in merito alle due fatture incriminate: ma la risposta lascia poco margine visto che ribadisce come la lettura, secondo la società fornitrice, sia stata “correttamente calcolata”.

A quel punto la cooperativa si rivolge ad Adico Associazione Difesa Consumatori: «Siamo orgogliosi di ricevere richieste di aiuto non solo dal Veneto, ma anche da territori molto lontani e diversi dal nostro come è la Sicilia. E questo dimostra come Adico lavori con serietà e la sua reputazione cresca e si rafforzi su tutto il territorio nazionale. In questi casi comunque non resta che contestare le fatture diffidando Eni e, in caso l’azione non abbia successo, attendere la cartella esattoriale per poi fare opposizione – spiega il presidente di Adico Carlo Garofolini – ci troviamo di fronte all’ennesimo sopruso ai danni dei cittadini, ancora più odioso in quanto si tratta di una cooperativa sociale, un soggetto senza fini di lucro che opera in aiuto di persone in difficoltà. Non si tratta di non voler pagare quanto consumato, perché è chiaro che da novembre a febbraio dei consumi ci saranno stati – precisa ancora Garofolini – ma dovrebbe essere un diritto del consumatore chiedere e ottenere una verifica dei conteggi. Invece gli operatori, essendo in posizione dominante, ignorano le legittime e sempre più frequenti richieste dei cittadini che non ci stanno più a subire, e pagare, in silenzio». Conclude infatti Fabio Rupolo: «Mi trovo in seria difficoltà anche perché cifre di questo genere per una cooperativa sociale sono difficili da reperire ma sarei anche disposto a chiedere un prestito se avessi la piena consapevolezza che si tratti di un pagamento giusto». Consapevolezza che, neanche a dirlo, non c’è.

IL 30 DICEMBRE “BONARMADAY – MUSICA@PALATE” DI ROY PACI , IL CONCERTO DI BENEFICENZA PER AIUTARE LE POPOLAZIONI ALLUVIONATE DEL MESSINESE

Dare un aiuto concreto agli alluvionati della provincia di Messina e non dimenticare che la cura del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico sono priorità per tutto il Paese che non possono essere rimandate e su cui è necessario porre attenzione costante. È con questi obiettivi che il 30 dicembre Roy Paci e la sua band porteranno a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. il “BonarmaDay” – musica@palate” un concerto benefico, ideato proprio per aiutare le popolazioni alluvionate del messinese. Dalle ore 17.00 a mezzanotte dunque, si potrà godere di buona musica in via San Giovanni Bosco - copertura torrente Longano- in modo totalmente gratuito. Presso gli stand allestiti all’interno dell’area però, si potranno acquistare magliette, cibo e bevande i cui proventi saranno interamente destinati alle popolazioni dei paesi colpiti dall’alluvione che il 22 novembre scorso ha devastato la costa tirrenica della provincia di Messina. In alternativa si potrà donare direttamente una piccola somma nei punti di “raccolta fondi” allestiti sempre nei pressi del concerto.

Più di un mese fa diversi comuni siciliani sono stati travolti da una frana, un vero e proprio fiume di fango che in pochi secondi ha spazzato via case, macchine e tutto ciò che ha incontrato lungo la sua folle corsa. Il paese più colpito è stato quello di Saponara e il tragico bilancio è stato di tre morti. Secondo l’amministrazione comunale si è trattato di un evento imprevisto; per gli studiosi di una tragedia annunciata. Nei giorni del dopo alluvione, ciò che ha colpito è stato il grande spirito di collaborazione della gente e dei tanti volontari che, armati di pala e giacca a vento, hanno aiutato gli abitanti, senza dar peso all’allerta meteo lanciata dalle istituzioni. Tutti hanno lavorato insieme accomunati dalla voglia di un rapido ritorno alla normalità. Al loro grande lavoro si vuole aggiungere ora il contributo del concerto del 30 dicembre per dare un aiuto immediato e concreto alle persone coinvolte dal disastro.

La musica di Roy Paci vuole anche essere un modo per far riflettere sul dissesto idrogeologico, un tema delicato che torna puntualmente alla ribalta della cronaca solo quando avvengono tragedie di questa portata. A novembre Liguria, Toscana e Sicilia sono state travolte da una colata di fango che ha causato ingenti danni e ucciso 28 persone. Un bilancio negativo che conferma come la Penisola sia un territorio estremamente fragile, dove semplici temporali provocano gravi allagamenti e disagi per la popolazione. Sono, infatti, oltre 5 milioni le persone esposte ogni giorni al pericolo. Per questo è importante che ci sia un costante monitoraggio e un’opera di prevenzione adeguata e continua nelle zone a rischio.

martedì 27 dicembre 2011

IL NATALE DELLE BANCHE

di Gaetano Colonna
Nel corso del 2011 ci siamo sentiti ripetere che uno dei rischi più seri dell'attuale crisi economica è costituito dal pericolo del credit crunch, in parole povere dalla riduzione della disponibilità di denaro nel sistema creditizio. Le banche giustificano con questa paura la stretta creditizia che stanno praticando nei confronti di imprese e famiglie; su questa paura si sostiene l'accusa rivolta ai debiti pubblici di prosciugare le già scarse risorse finanziarie mondiali, aggravando quel rischio.

La gravità della situazione del sistema creditizio mondiale potrebbe essere riassunta in tre cifre. La prima: in base ad un recentissimo studio, pubblicato poche settimane fa dall'autorevole Boston Consulting Group, la perdita complessiva del sistema bancario mondiale tra il 2008 ed il 2010 ammonterebbe a quasi 600 miliardi di euro(1). La seconda: il fabbisogno mondiale di denaro per portare le banche a disporre a bilancio di un capitale di almeno il 7% rispetto ai loro impieghi totali (si noti: 7 euro di capitale per garantirne 100 di impieghi...), come richiesto dallo standard Basilea 3, le banche necessiterebbero a livello mondiale di ben 354 miliardi di euro, dei quali 221 miliardi sono a carico di quelle europee(2). La terza: secondo il Sole 24 Ore, il fabbisogno di credito da parte di imprese e consumatori a livello mondiale raggiungerebbe oggi i 5.000 miliardi di euro(3).

Sono questi i dati di base che confermano il rischio di una generalizzata paralisi del sistema creditizio mondiale: quella, per capirsi, per cui le banche fanno tante difficoltà a prestare denaro a famiglie e imprese, in netto contrasto con l'atteggiamento che tutti abbiamo sperimentato fino al 2008, quando esse rincorrevano aziende e famiglie, offrendo denaro a prezzi stracciati; quando comprare a rate un personal pc o un'automobile costava meno che pagando in contanti!

In questi giorni, nei quali le persone comuni cercano la pace nelle festività natalizie, abbiamo però dinanzi agli occhi una serie di fatti che sollevano molte perplessità su questo ennesimo luogo comune e che ci danno un'idea sempre più chiara del funzionamento effettivo del sistema finanziario internazionale - obbligandoci a tornare ancora una volta sulla questione della moneta, del credito e del potere patologico delle forze finanziarie.

Il 21 dicembre infatti, la Banca Centrale Europea (BCE) ha inondato il sistema bancario europeo con un prestito di ben 489,2 miliardi di euro, ben oltre i 300 miliardi di euro che venivano stimati come effettivo fabbisogno. Economisti citati dal New York Times (4) stimano che, di questa somma, tra 190 e 270 miliardi di euro siano costituiti da nuove risorse (nuovo denaro), il resto dal rinnovo di prestiti precedentemente concessi: teniamo sempre presente che si tratta di denaro di cui la BCE ha disponibilità solo grazie alle politiche di rigore che gli Stati europei stanno adottando - sono quindi risorse finanziarie che provengono in definitiva dal lavoro dei cittadini.

Questo denaro è stato offerto alle banche con scadenza a tre anni, ad un tasso d'interesse dell'1%, condizioni quindi assolutamente favorevoli per le banche. L'intento, dice il New York Times, è quello di rendere "disponibile nuovo denaro per comprare buoni del tesoro governativi a breve termine che hanno una maggiore redditività o interessi più alti, come nel caso dei bond a due anni del governo spagnolo, che rendono il 3,64%". Permettendo in tal modo alle banche di guadagnare lautamente sul sostegno all'indebitamento dei governi più in difficoltà.

Per facilitare questa operazione di ri-finanziamento del ciclo speculativo europeo, la BCE, un vero Babbo Natale per il sistema finanziario, si è resa disponibile ad ampliare anche la tipologia dei cosiddetti "collaterali", le garanzie che le banche stesse devono esibire quando attingono al prestito, in modo da renderlo più agevole anche per piccole banche che di norma non dispongono di sufficienti garanzie. "Si tratta di un successo da diversi punti di vista" - dice Nicolas Véron, ricercatore di un'organizzazione con sede a Bruegel, citato dal New York Times. "Il problema è che espone la BCE ai rischi collegati alle banche stesse, poiché nessuno conosce la qualità dei collaterali che esse stanno fornendo in garanzia".

Secondo notizie dell'agenzia Reuters, ben 523 istituti bancari europei hanno prontamente approfittato di questa generosa offerta, tra i quali pare che UniCredit e Intesa Sampaolo abbiano attinto oltre una settantina di miliardi di euro, garantiti da circa 40 miliardi di euro di "collaterali"(5).

Grazie a queste notizie, si chiarisce subito che la generosa iniezione di risorse nel sistema bancario europeo non è destinata affatto a sostenere il credito all'economia reale: non sono cioè soldi destinati alle famiglie ed alle imprese, ma a perpetuare il meccanismo della speculazione finanziaria che ha generato per anni la parte più consistente dei guadagni delle banche nell'ultimo decennio e che è stata poi, con le sue gigantesche perdite, le cui dimensioni non sono ancora mai state quantificate, la vera origine della crisi. Evitare che si arresti questo ciclo speculativo, guadagnando tempo per evitare che vengano allo scoperto quelle perdite; permettere che a queste risorse si aggiungano altri soldi pubblici per sostenere le banche in difficoltà, attraverso meccanismi come quelli delle cosiddette bad bank, vale a dire tramite l'assunzione da parte dello Stato delle perdite - come si sta pensando di fare in Germania (6). Questa risulta essere la strategia della Banca Centrale Europea diretta da Draghi e dell'authority europea delle banche (EBA), secondo il modello della Federal Reserve Usa.

Ma vi è di più: apprendiamo infatti che solo tre giorni dopo questa iniezione di denaro, vale a dire alla Vigilia di Natale, ben 82 miliardi di euro erano già rientrati alla BCE (7) - una cifra che stabilisce una record di restituzioni alla Banca Centrale dal giugno 2010, prima cioè che la crisi europea assumesse i toni catastrofici cui siamo abituati dallo scorso luglio 2011. Una notizia apparentemente sorprendente: se infatti il fabbisogno di liquidità è così impellente, se il denaro è così scarso nel sistema creditizio mondiale, come mai le banche hanno già restituito il denaro preso in prestito? Perché non lo hanno utilizzato per ridare fiato alla circolazione interbancaria? Perché non se ne sono servite per ricapitalizzarsi? Anche in termini di pura speculazione, infatti, si tratta di un evidente non senso: lo dice il rapporto fra il costo di questo denaro, ottenuto come si è già visto ad un tasso dell'1%, ed il tasso attivo praticato dalla BCE sui suoi conti correnti di appena lo 0,25%.

Per risolvere questo singolare enigma, il Sole 24 Ore suggerisce di attendere ancora qualche giorno: potrebbe infatti trattarsi di una semplice operazione di "parcheggio" di questi fondi presso la BCE, in attesa di investimenti più redditizi, come quelli nei bond spagnoli di cui parlava il New York Times. Ma vi è un'altra ipotesi a spiegare le ragioni del mancato utilizzo sui circuiti del credito di tutti questi soldi: "le banche - scrive Moryia Longo sul giornale di Confindustria, preferiscono perdere, piuttosto che rischiare prestando quei denari a qualche altra banca o a qualche impresa".

Scopriamo così, grazie al dono natalizio della BCE, un aspetto importante e insieme impressionante della crisi. In realtà infatti esistono ancora grandi masse di capitali nel mondo, solo che sono immobilizzate nei forzieri delle grandi entità finanziarie: i soldi rientrati prontamente nelle casse della BCE sono infatti solo spiccioli se si considera che le banche Usa, secondo i calcoli di Mps Capital Service, citati dallo stesso articolo del Sole 24 Ore, hanno in deposito presso la Federal Reserve "riserve in eccesso" per ben 1.500 miliardi di dollari (rispetto ai 1.000 di gennaio 2011); che le imprese Usa hanno poi liquidità ferma nelle loro casse per altri 2.100 miliardi di dollari; e, per finire, che la Cina ha nei forzieri del governo la più ricca disponibilità di riserve mai detenute da uno Stato nella storia dell'umanità, stimate in 3.200 miliardi di dollari.

Sono in tutto quasi 7.000 miliardi di dollari tesaurizzati e sottratti alla circolazione mondiale dei capitali. E non c'è bisogno di essere professori di economica per capire che il fabbisogno mondiale di credito alle imprese e famiglie, stimato in 5.000 miliardi di dollari, sarebbe ampiamente soddisfatto solo che queste risorse venissero poste in circolazione nell'economia reale e non in quella speculativa; e ci sarebbe capienza anche per ricapitalizzare le banche mondiali. Per tacere del fatto che, mentre il valore dell'intero prodotto mondiale nel 2010 è stato di circa 70.000 miliardi di dollari, la "sola" speculazione finanziaria sui titoli derivati fuori dai circuiti controllati, escludendo quindi il valore dei mercati borsistici internazionali e del mercato dei cambi, è valutata nel 2011 da Der Spiegel in ben 708.000 miliardi di dollari!

Scopriamo quindi che il credito manca all'economia reale perché il denaro continua ad essere indirizzato ad alimentare le operazioni della finanza internazionale, a tesaurizzare riserve a copertura delle perdite che i grandi operatori sanno di avere prodotto, al possibile salvataggio di banche decotte (come nel caso da manuale di Northern Rock), nonché al supporto ai deficit di bilancio di sistemi politici in fallimento come le democrazie parlamentari occidentali. L'emissione di titoli di Stato, infatti, come ha giustamente mostrato Luciano Gallino e come molti ancora oggi si dimenticano di ricordare, è uno dei meccanismi più efficienti mediante i quali le banche centrali creano moneta dal nulla (8), indebitando i cittadini a loro insaputa: un'indebitamento delle collettività contro il quale oggi tuonano molti economisti, facendo finta di ignorare che si tratta di un aspetto fisiologico del funzionamento del capitalismo finanziario.

Dalle cifre che abbiamo citato si ricava che il credito manca oggi perché le risorse finanziarie accumulate in questi anni non vengono poste in circolazione nell'economia reale, nonostante sia ben noto a qualsiasi persona di buon senso che si occupi di economia che la circolazione del denaro è un elemento fondamentale per la salute di qualsiasi organismo economico umano. È la consapevolezza dell'enormità dei deficit provocati che spinge i grandi creatori del debito mondiale a trattenere nei propri forzieri il denaro, per guadagnare tempo evitando l'interruzione del ciclo speculativo che porterebbe allo scoperto le gigantesche perdite prodottesi in questi anni sia sui mercati ufficiali che su quelli paralleli non controllati da nessuno. E sperando che nel frattempo le gigantesche operazioni di rastrellamento di denaro dalle tasche dei cittadini, mediante le "grandi manovre" dei governi tecnici, producano il denaro necessario a che quelle perdite vengano coperte o che ne venga diluita nel tempo la fuoriuscita allo scoperto. Giacché è questo l'unico significato logico delle operazioni di "salvataggio": non si tratta, come dice Monti, di salvare l'Italia o l'Europa - si tratta di salvare dal tracollo le grandi aziende finanziarie internazionali.

Un gioco al quale si prestano anche, dimenticando gli insegnamenti di grandi capitalisti come Henry Ford e dello stesso Adam Smith, le imprese più collegate ai grandi circuiti finanziari, che si tengono stretti i soldi, nel timore del credit crunch ma anche nella speranza di quei remunerativi impieghi speculativi ai quali si sono abituate negli ultimi tre decenni - tradendo il compito che sarebbe loro primario nei sistemi di libera impresa, quello di investire nello sviluppo di nuovi prodotti e di dare lavoro alle persone. Il gioco al quale, infine, si presta ben volentieri anche la Cina, alla testa delle nuove forze del capitalismo di Stato, tipiche dei Paesi emergenti, accumulando riserve gigantesche, consapevole che in questo modo avrà in mano un'arma geo-politica decisiva per il decennio che si apre, un'arma che potrebbe ridisegnare i rapporti di potenza a livello mondiale - anche grazie ad un'abile politica di acquisizione di infrastrutture industriali e logistiche, in primo luogo proprio approfittando della crisi in Europa (9).

Solo inquadrandolo in una prospettiva così ampia, si può rilevare il vuoto di idee della battaglia "ideologica" sul come affrontare in Europa la stretta creditizia, giacché essa evita accuratamente di affrontare la questione centrale, di chi cioè debba avere il potere di immettere denaro sui mercati. Da un lato, pensando alle recessioni degli anni Trenta del secolo scorso, vi è il timore che l'emissione di denaro crei inflazione; altri invece, pensando alle politiche del secondo dopoguerra, invocano il ritorno a politiche keynesiane, per ridare fiato allo sviluppo, tornando a vedere nella "mano pubblica" la via di uscita dalla recessione (10). In entrambi i casi, sono vecchie idee, seguendo le quali ripercorreremmo strade disastrosamente già percorse dal capitalismo: strade che, di crisi in crisi, hanno costruito lo straordinario potere della finanza internazionale, che ha sovrapposto all'organismo sociale umano un'economia artificiale speculativa che opprime l'economia reale, nonostante questa debba poi ogni volta farsi carico, come sta accadendo grazie ai governi "tecnici", del salvataggio del sistema.

Il cosiddetto quantitative easing (letteralmente: "agevolazione quantitativa"), ultima forma di creazione di denaro dal nulla, utilizzato dalla Federal Reserve Usa per alimentare il sistema bancario nel momento più drammatico della crisi del 2007-2008, indebitando i governi e i cittadini, e perpetuando i meccanismi della speculazione finanziaria, mostra che il potere di emettere moneta deve essere sottratto alle banche. Ma questo potere deve essere altresì sottratto alla funzione politica, dal momento che lo Stato, nelle democrazie parlamentari, è ormai ostaggio dei poteri forti della stessa finanza internazionale: basta conoscere il già ricordato meccanismo di creazione del debito conseguente al potere delle banche di creare denaro dal nulla, e studiare in dettaglio chi sono i cosiddetti primary dealer (gli acquirenti più importanti) del debito pubblico italiano.

Di nuovo risulta evidente come sia necessario, perché l'economia reale torni a dominare correttamente la vita sociale, che le decisioni essenziali sull'economia, diventino di competenza esclusiva dei produttori (imprenditori, tecnici, lavoratori) e dei consumatori, organizzati in Camere dell'Economia, in cui essi siano pariteticamenti presenti. In una prospettiva radicalmente innovativa di questo tipo, deve spettare a chi abbia una relazione diretta con l'organizzazione e del funzionamento dei sistemi produttivi, la decisione ed il controllo sulla quantità, sulla distribuzione e sulla durata del valore della moneta, giacché solo in questo modo il denaro resterebbe collegato all'economia reale: le banche, a questo punto, svilupperebbero il loro ruolo sociale, di pura gestione tecnica del credito; l'emissione di moneta resa proporzionale alla ricchezza effettivamente prodotta dallo spirito di iniziativa, dal lavoro e dalle capacità umane, ridarebbe energia e libertà alla vita economica reale; il credito, restituito all'iniziativa ed al lavoro, riattiverebbe una sana circolazione del denaro, come linfa vitale del ciclo di produzione, trasformazione, consumo.

Per questa via occorre incamminarsi coraggiosamente, trattandosi della sola possibilità che resta ai popoli di riscattare il loro lavoro dal potere dei padroni del denaro che per questo si considerano i "padroni dell'universo".

(1) R. Dayal, Gerol Grasshoff, Douglas Jackson, Philippe Morel, Peter Neu, "Facing New Realities in Global Banking", Risk Report 2011, The Boston Consulting Group, dicembre 2011 (scaricabile on line dal sito della BCG).
(2) Ivi.
(3) M. Longo, "Effetto crisi e Basilea 3: credit crunch mondiale stimato il 5mila miliardi", Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 2011.
(4) N.D. Schwartz, D. Jolly, "European Bank in Strong Move to Loosen Credit", The New York Times, 21 dicembre 2011.
(5) S. Bernabei, L. Togni, "Italian banks tap €116 of ECB loans", Reuters, 21 dicembre 2011.
(6) A. Merli, "Berlino prepara la bad bank", Il Sole 24 Ore, 10 dicembre 2011.
(7) M. Longo, "Il maxi-prestito Bce parcheggiato a Francoforte", Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2011.
(8) L. Gallino, Finanzcapitalismo, la civiltà del denaro in crisi, Einaudi, Torino, 2011, p. 177.
(9) L. Vinciguerra, "La Cina mette gli occhi sugli asset strategici Ue", Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2011.
(10) Si veda l'intervento, tipico della finanza "di sinistra", di Carlo De Benedetti, "Da Francoforte un colpo a salve", Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2011.