domenica 31 gennaio 2010

Fisco,Contribuenti.it: la burocrazia costa 18,3 mld l’anno.

Il fisco lunare costa 18,3 miliardi all’anno ai contribuenti italiani titolari di partita iva.Questo è il costo complessivo annuo che sostengono gli artigiani, i liberi professionisti e le PMI a causa della burocrazia fiscale in Italia. Una “tassa occulta” di 4.945 euro l’anno.

L'indagine condotta da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani ha preso in considerazione tutti i costi per la compilazione della dichiarazione dei redditi, IVA e sostituti d’imposta, degli studi di settore, del calcolo del redditometro, del disbrigo delle pratiche fiscali, del costo per l’acquisto dei software fiscali, della tenuta della contabilità, della trasmissione telematica, della gestione dei crediti fiscali e degli avvisi bonari, delle istanze in autotutela, del contenzioso tributario, degli adempimenti per la privacy e per l’antiriciclaggio e della formazione del personale per gli adempimenti in materia contabile e fiscale.

La burocrazia fiscale costa cara ai contribuenti italiani specialmente se messa a confronto con quella europea.

L’indagine di KRLS evidenzia che ogni contribuente italiano per esercitare una attività economica ha pagato una “tassa occulta”, nel 2009, di 4.945 euro all’anno, contro i 1.320 euro dei francesi, i 1.290 euro dei britannici, i 1.210 euro dei tedeschi, i 1.180 euro degli spagnoli, i 1.080 euro degli olandesi ed i 850 euro degli svedesi.

Inoltre, nel 2010 sono previsti aumenti del 4%, rispetto al 2009, a causa di ulteriori adempimenti fiscali previsti dall’Amministrazione finanziaria, mentre la qualità dei servizi è diminuita del 18%.

La “tassa occulta” della burocrazia fiscale incide sulle aziende in maniera inversamente proporzionale alla grandezza della stessa Per le micro imprese, quelle con meno di 5 dipendenti, costa mediamente l’8,5% del fatturato, per le piccole imprese, con meno di 50 addetti, il 7,4%, mentre le medie, con meno di 250 addetti, il 6,8%.

La classifica del peso della burocrazia fiscale, non avvantaggia le micro imprese neppure quando si parla di numero di adempimenti medi eseguiti ogni anno.

Si va così dagli 9,3 adempimenti per addetto per le micro imprese, ai 5,2 per le piccole imprese fino ai 2,4 adempimenti per addetto per le medie imprese.
L’indagine di Contribuenti.it ha analizzato anche il tempo richiesto dalla burocrazia fiscale, sottratto alla produzione.

In media, si perdono 94 ore, pari a dodici giornate lavorative, per ciascun addetto, nelle micro aziende, per scendere a 81 ore, pari a 10 giornate, per ciascun addetto, per le piccole aziende, a 74 ore, pari a 9 giorni, per ciascun addetto, per le medie imprese.
Nella seconda giornata del simposio internazionale, in corso a Sorrento, al quale partecipano i massimi rappresentanti delle associazioni dei contribuenti dei principali paesi europei, si sono discussi anche temi inerenti la riforma fiscale in corso in tutti i principali paesi europei.

Secondo l’Associazione Contribuenti Italiani la riforma fiscale italiana deve passare attraverso la semplificazione del fisco attraverso la reintroduzione del concordato preventivo fiscale, già sperimentato in Italia nel biennio 2003/4, che ha dato ottimi frutti, con l’esonero dall’emissione dello scontrino fiscale, degli obblighi di tenuta delle scritture contabili e la determinazione delle imposte sul reddito in maniera preventiva, con delega ai Commercialisti dei poteri di accertamento oggi in capo all’Amministrazione finanziaria, per tutti i contribuenti soggetti agli studi di settore, ovvero con un fatturato inferiore ad € 7,5 MLN.

''L'inefficienza della amministrazione finanziaria, l'applicazione spesso cervellotica di leggi, circolari e regolamenti vari - commenta Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – richiede una svolta epocale. I Commercialisti debbono diventare i Notai delle aziende soggette agli studi di settore, con delega dei poteri di accertamento, lasciando all’Amministrazione finanziaria il compito redigere il concordato preventivo per stabilire le imposte da pagare nel biennio successivo. Saranno poi i Commercialisti che con certificazione tributaria determineranno il regolare assolvimento delle imposte da parte delle aziende, senza la quale non sarà più possibile accedere ai finanziamenti agevolati. Siamo favorevoli alla riforma del fisco, annunciata dal Governo. Serve un rapporto più equo tra fisco e contribuente incentrato sulla tax compliance, come avviene da tempo nei principali paesi europei''.

sabato 30 gennaio 2010

Ogm: Marini (Coldiretti), pronti a referendum per difesa diritti maggioranza


Per difendere il sacrosanto diritto della stragrande maggioranza dei cittadini e degli agricoltori di mantenere i propri territori liberi dagli organismi geneticamente modificati (Ogm), se si dovesse rendere necessario, avvieremo referendum e faremo esprimere il voto degli agricoltori, come previsto dalla raccomandazione comunitaria in materia di coesistenza degli Ogm con le altre coltivazioni. È quanto ha affermato Sergio Marini presidente della Coldiretti, che rappresenta la maggioranza assoluta degli agricoltori italiani, nel commentare la decisione del Consiglio di Stato del 19 gennaio 2010.

Sulla base dei risultati dell'ultima indagine annuale COLDIRETTI-SWG "Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione ritiene che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali.

Una agricoltura moderna che vuole rispondere alle domande dei consumatori deve fare - ha sottolineato Marini - scelte coerenti con i bisogni di sicurezza alimentare e ambientale nel rispetto del principio della precauzione, per non iniziare a percorrere strade senza ritorno.

La scelta di non utilizzare OGM non è quindi il frutto di un approccio ideologico, ma - ha concluso Marini - riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. In questo contesto, è fin troppo evidente che il modello produttivo cui appare orientato l’impiego di organismi geneticamente modificati (OGM) sia il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione.

N.A.S. sequestrano migliaia di uova rinvenute tra rifiuti ed escrementi e tonnellate di formaggi irregolari.


Continua senza sosta l'attività dei Carabinieri dei N.A.S. a tutela della sicurezza dei consumatori.

Dopo il recente sequestro di 44 tonnellate di funghi di provenienza cinese, rinvenuti dal Nucleo di Bari in pessimo stato di conservazione, negli ultimi giorni i N.A.S. dislocati sul territorio nazionale hanno concluso ulteriori importanti operazioni di servizio; in particolare:

Il Nucleo di Alessandria, in esito di un'ispezione presso un allevamento di galline ovaiole della provincia di Cuneo, ha sottoposto a sequestro circa 40.000 uova detenute all'interno di un deposito abusivo, privo di qualsivoglia requisito minimo; la struttura presentava infatti pessime condizioni strutturali ed igienico-sanitarie, con muffe, ragnatele, escrementi e carcasse di roditore diffusi.

Buona parte delle uova avevano inoltre il guscio infranto e mancavano dei codici identificativi aziendali, irregolarità quest'ultima che si ricollega al rinvenimento di quasi 6.000 confezioni per uova, vuote e recanti indicazioni riferibili ad altro centro di confezionamento. Il titolare è stato denunciato per frode in commercio e detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione.

Analoga l'attività effettuata dal N.A.S. di Napoli, che ha individuato un centro di imballaggio di uova il cui proprietario apponeva sulle confezioni una durata minima superiore a quello prevista dalla normativa vigente. Sequestrate quasi 5000 uova e denunciato il titolare per frode in commercio.

Il N.A.S. di Udine, a seguito di un controllo effettuato nei confronti di un caseificio di quella provincia, ha posto sotto sequestro 1800 forme di ricotte e formaggi tipici della Carnia (Montasio ed Occhione), per un totale di 9 tonnellate circa, poste a stagionare in uno stabilimento abusivo (in quanto non riconosciuto a livello comunitario) e non dotate di idoneo sistema di rintracciabilità.

Il valore dei prodotti caseari sequestrati supera i 75.000 €. Lo stesso Nucleo, in un'azienda agricola delle medesima provincia, ha vincolato oltre 5 tonnellate di prodotti ortofrutticoli etichettati come "biologici", ma mancanti di documentazione idonea a comprovare tale loro caratteristica.

Attività di rilievo sono state effettuate anche dai N.A.S. di Aosta (sequestro di quasi 1 tonnellata di carne bovina scaduta da diversi mesi e di macchinari per lavorazioni non autorizzate, effettuato presso un deposito all'ingrosso di prodotti carnei), Cosenza (che ha posto i sigilli a 3 depositi ortofrutticoli non autorizzati ed in pessime condizioni strutturali) e Bari (con il sequestro di 3 tonnellate di prodotti ittici congelati in cattivo stato di conservazione effettuato presso un deposito all'ingrosso di quella provincia).


Crisi: i banchieri ci riprovano ancora! Invece di istituire un'agenzia per gestire i fallimenti, costituiscano autorità per prevenire crisi.

I banchieri delle banche centrali collusi con le banche di affari, non cambiano mai ottica né le prospettive,dando per scontati i fallimenti bancari,come si evince dalla proposta di un'agenzia centrale per gestire i fallimenti delle banche.

Il presidente del Financial Stability Board e governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, intervistato al World Economic Forum di Davos, invece di proporre un'agenzia che abbia il potere, i fondi, il budget e la competenza per gestire i fallimenti, proponga un’autorità sovranazionale per evitare le crisi sistemiche derivanti dalla spinta dei facili guadagni e dal ricorso smisurato ai derivati.

Continuando a delegare agli stessi che hanno provocato i disastri finanziari,ossia banchieri centrali e grandi big del credito le regole per prevenire crisi sistemiche,i medesimi oligarchi che si riuniscono in segreto a Davos per mettere i bastoni tra le ruote alla dottrina Obama di maggiori regole e di una netta separazione tra banche che vogliono speculare con gli hedge fund e banche tradizionali che raccolgono il risparmio per finanziare la produzione e l’economia reale, non si rende un buon servizio all’armonizzazione delle regole globali.

Il sistema finanziario mondiale qualora non si doti con urgenza di regole condivise e di sanzioni adeguate a prevenire i rischi sistemici di banchieri che hanno giocato con i destini del mondo, spinti dall’avidità di facili guadagni; se non si pone un tetto ai bonus ed alle stock option che continuano ad essere elargiti come e più di prima a spese della comunità internazionale e dei contribuenti costretti a pagare gli eccessi dei bankster, si creano le condizioni per una futura, imminente catastrofe finanziaria globale.

Adusbef e Federconsumatori,che denunciano in perfetta solitudine i pericoli provenienti da un eccessivo ricorso alle scommesse sui derivati ed alla creazione del denaro virtuale,analogo e certamente più pericoloso di quello stampato dai falsari, rivolgono un ultimo accorato appello affinché i Governi riprendano il bandolo della matassa dopo aver delegato ad oligarchi privi di responsabilità, funzioni e regole delicate sui destini del mondo,troppo importanti per essere affidati ai banchieri.

Bonanni: "Un impegno comune per salvare a tutti i costi Termini Imerese"


"Spero che nell'incontro del 5 febbraio prendano corpo i contorni, che si stanno già delineando, per una soluzione che faccia vivere Termini Imerese". Lo ha detto il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni al termine del tavolo Governo, Fiat e sindacati svoltosi al Ministero dello Sviluppo economico per discutere della situazione dello stabilimento di Termini Imerese.

Si svolgerà infatti venerdì prossimo il nuovo round governo- Fiat- sindacati, nel corso del quale verranno esaminate nel dettaglio, come annunciato dal ministro Scajola nel corso dell'incontro, le sette manifestazioni di interesse per lo stabilimento di Termini Imerese arrivate alla task-force costituita dal ministero per lo Sviluppo Economico e dalla Regione siciliana.

"Positiva la task-force ma dobbiamo valutare bene le proposte per sapere che cosa ci mettono Regione, Governo e anche il sindacato" ha detto Bonanni prendendo la parola nel corso dell'incontro. Il sito per noi va salvato e riconvertito ma ciascuno deve chiarire che cosa e' disposto a fare" ha poi precisato indicando come via d'uscita dalla situazione attuale l'esame di proposte "che abbiano attinenza con l'auto e che mantengano in piedi l'attività produttiva".

Già prima dell'incontro, nell'auspicare senso di responsabilità da parte dei vertici Fiat, Bonanni aveva sottolineato: "Quando abbiamo di fronte la perdita di posti di lavoro, la cui difesa e' l'essenza dell'azione sindacale, noi siamo disposti a tutto. La Cisl - ha poi tenuto a ricordare - ha sempre garantito un'interlocuzione responsabile. Ha esultato quando Marchionne discuteva alleanze con Detroit e per le discussioni sulla Opel, perché serve un'economia di scala per rafforzare l'azienda, ma non vorremmo che la Fiat si americanizzasse anche nei rapporti con il sindacato''

"Ieri qualche segnale c'e' stato, oggi speriamo ci sia qualcosa di nuovo", aveva detto. "In ogni caso noi arriveremo a tutto per scoraggiare l'azienda ad abbandonare in questo momento particolare posti di lavoro. Al governo chiediamo chiarezza e responsabilità e all'azienda di non ricorrere ad un sistema antidiluviano sul piano delle relazioni sindacali. La Cisl sostiene posizioni ragionevoli, mentre combattiamo con tutta la nostra forza l'irragionevolezza. Siamo in crisi da un anno e mezzo e la gran parte delle piccole e medie imprese ha lavorato con noi attraverso gli ammortizzatori sociali. Non vorremmo che a chiudere fossero le grandi aziende. Noi vogliamo mantenere l'occupazione. Spero prevalga il senso di responsabilità''.

E sul mantenimento dello stabilimento di Termini Imerese il segretario generale Cisl ha risposto: ''noi sosteniamo che tutti gli altri siti vadano fortificati. Su Termini diciamo che si può pure produrre altro, anche in ausilio a Fiat ma bisogna non chiudere il sito. Se lo Stato dà soldi qualcosa deve anche ottenere. Gli incentivi sono in ballo e noi siamo per darli a condizione che - visto che sono soldi pubblici - i cittadini possano riconoscere una loro utilità, vale a dire che non si perdano posti di lavoro”.

In Italia oltre 2 milioni di Disoccupati, dato peggiore da gennaio 2004


Il tasso di disoccupazione a dicembre é salito all'8,5% dall'8,3% di novembre. Lo rileva l'Istat, precisando che è il dato peggiore da gennaio 2004.
I senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008.

È sempre più emergenza lavoro. Secondo i dati diffusi dall′Istat, il tasso di disoccupazione a dicembre era di 1,5 punti più alto rispetto al 7% del dicembre 2008 con un incremento percentuale del 22,4%.

La disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) ha raggiunto a dicembre 2009 il 26,2% con un aumento di tre punti rispetto allo stesso mese del 2008. Il tasso di disoccupazione è salito a dicembre rispetto a novembre a fronte di una sostanziale tenuta congiunturale dell'occupazione (+7.000 unità) a causa anche dell'entrata sul mercato di nuove forze di lavoro e della riduzione dell'area di inattività nella fascia tra i 15 e i 64 anni (-0,1% su novembre).

Le donne appaiono leggermente meno penalizzate dalla crisi (soprattutto a causa del loro impiego nel terziario piuttosto che nell'industria, comparto questo che ha subito le perdite maggiori) e sembrano pronte a guidare la ripresa occupazionale.

L'occupazione maschile a dicembre infatti è pari a 13.687.000 unità con un calo dello 0,1% rispetto a novembre (-10.000 unità) e dell'1,8% rispetto a dicembre 2008 (-245.000 unità). L'occupazione femminile è pari a 9.227.000 con un aumento rispetto a novembre dello 0,2% (+17.000 unità) a fronte di una riduzione dello 0,7% (-61.000 unità) su dicembre 2009.

Tra i Paesi Ue, il tasso di disoccupazione più basso è stato quello registrato in Olanda (4,0%) e in Austria (5,4%), mentre quello più alto è in Lettonia (22,8%) e in Spagna (19,5%). Su base annua tutti i Paesi Ue hanno visto un aumento della disoccupazione.

Il tasso di crescita più basso è stato osservato in Germania (dal 7,1% al 7,5%), mentre il più consistente è stato quello della Lettonia (dall'11,3% al 22,8%).

In dicembre, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, il tasso di disoccupazione maschile è aumentato dal 7,8% al 10% nella zona dell'euro e dal 7,5% al 9,8% nell'Ue, mentre quello femminile è cresciuto dall'8,7% al 10,1% nella zona euro e dal 7,9% al 9,3% nell'Unione europea.

Quanto ai giovani con meno di 25 anni, la disoccupazione in dicembre era pari al 21% nella zona dell'euro e al 21,4% nell'Unione europea. Era stata invece rispettivamente del 17% e del 16,9% un anno fa.

Il tasso più basso è stato rilevato in Olanda (7,6%) e quello più alto in Spagna (44,5%). In questo caso l'Italia è sopra la media Ue raggiungendo il 26,2%.

CGIL: Quindici mesi di crisi profonda autorizzate oltre 1mld di ore di CIG


La crisi ha pesato dal suo inizio fino ad oggi per oltre un miliardo di ore di cassa integrazione. Un uragano, segno di una crisi economica profonda, che da ottobre 2008 a dicembre dell’anno dopo ha visto l’autorizzazione di 634.699.339 ore di cassa integrazione ordinaria e 370.384.779 di straordinaria, per un totale di 1.005.084.118 ore di CIG.

E’ il quadro che emerge dal Rapporto sulla CIG del 2009 a cura dell’Osservatorio sulla Cassa integrazione del dipartimento Settori produttivi della CGIL Nazionale. Un rapporto che non si limita a stilare l’utilizzo e l’incidenza degli ammortizzatori sociali nel corso dello scorso anno ma che prende in considerazione anche l’ultimo trimestre del 2008 per valutare a pieno l’impatto della crisi sull’occupazione e sul lavoro.

“La CIG - sottolinea la segretaria confederale della CGIL, Susanna Camusso - ha permesso di contenere, fino ad oggi, in parte i riflessi della crisi sull’occupazione e per questo resta essenziale intervenire per prolungare i massimali della CIGO, come fondamentale obiettivo immediato per fermare i licenziamenti”. Quello passato, infatti, si caratterizza come l’anno in cui c’è stato il maggiore ricorso alla CIG di sempre: sono state autorizzate 918.146.733 ore, con un aumento sul 2008 del 311,43%. Ore che hanno coinvolto un numero di lavoratori che ha superato il milione, calcolando un livello medio di ricorso alla cassa pari a 25 settimane o 5 mesi. Se invece vengono considerate le ore di CIG a zero ore, per tutto il 2009 si è registrata un assenza completa di attività produttiva per l’intero anno di oltre 478mila posizioni di lavoro.

Per questo milione di lavoratori i riflessi della loro condizione sul reddito sono sati molto pesanti. Nel rapporto si calcola che l’ammanco nelle loro tasche è di oltre 3 miliardi e 300 milioni di euro mentre se consideriamo il valore assoluto, ovvero le zero ore, la minora disponibilità economica peggiora ulteriormente ed è di oltre 3 miliardi e 700 milioni (sempre considerando valori e perdite medie sugli stipendi). Ovvero, ogni lavoratore se è stato in CIGO o in CIGS in relazione ad un periodo di 25 settimane, ha perso tra i 3.000 e i 3.500 euro, mentre un lavoratore che è stato a zero ore per tutto l’anno ha perso tra i 7.500 e gli 8.000 euro.

Dallo studio della CGIL, inoltre, emerge che la sola CIGO nel 2009 ha totalizzato 578.152.096 di ore, con un aumento del 410,37% sull’anno precedente, con alcuni grandi settori, anche in termini occupazionali, come quello Trasporti e comunicazioni e quello Metallurgico, che hanno visto un incremento della cigo rispettivamente di +1.025% e +1.245%. Il settore Meccanico ha aumentato la richiesta di cigo del +703% per un totale di 299.719.191 ore. E’ cresciuta anche la CIGS, pari a + 209% sul 2008, in particolare nella seconda parte dell’anno, anche con un raddoppio di ore sui mesi precedenti, raggiungendo i livelli attuali di erogazione della CIGO: il risultato è segno di un peggioramento degli aspetti strutturali della crisi industriale ma anche il frutto dell’entrata in vigore della nuova normativa che ha introdotto la possibilità, una volta completate le 52 settimane di CIGO, di continuare la sospensione dal lavoro in regime di CIGS.

Quanto alle regioni che hanno totalizzato un maggiore ricorso alla CIGO, si segnalano la Lombardia con 182.107.335 ore, per un aumento del +627%, l’Emilia Romagna con +813%, l’Abruzzo con +618%, il Piemonte con +532%, il Veneto con +567% e le Marche con +482%. La CIGS, sta rapidamente colmando per volume di ore, la differenza con la CIGO ed è aumentata considerevolmente con incrementi che vanno dal 100% al 500%, a partire dall’Emilia Romagna con 21.783.353 di ore e un aumento del +541%. È evidente che le Regioni con più ore sono anche quelle che hanno una struttura industriale più consistente e che nelle altre, soprattutto per le Regioni del mezzogiorno, lo spessore della crisi si evidenzia con altri indicatori.

“L’alto ricorso alla CIG - fa notare Camusso - ha rappresentato nello stesso tempo una difesa dagli effetti della crisi produttiva ma anche il risultato di una crisi profonda che ha investito il nostro apparato produttivo”. Una crisi che per la dirigente sindacale “non è affatto superata, anche se siamo in presenza di una ripresa minima degli ordinativi almeno sulle esportazioni, mentre permane un forte segnale negativo dettato dall’assenza di investimenti in macchine utensili e strumenti, da parte delle imprese”.

Camusso fa inoltre sapere che “ciò che noi stiamo registrando in queste settimane è un aumento delle richieste di licenziamenti: un nuovo fronte della crisi che si sta aprendo in molte aziende”. Infatti, rileva, “molte grandi aziende, che possono agire diversamente, stanno invece approfittando della situazione e scaricano le difficoltà sui lavoratori mentre altre aziende, in particolare le Pmi, che non reggono più e non vedono opportunità di ripresa né iniziative concrete che possano sostenerla”.

Per quanto riguarda le causali dei decreti nel ricorso CIG, infatti, dall’analisi del sindacato emerge che l’ aumento per il 2009 è stato del 210% per un totale di decreti di 5.432. Decreti che hanno riguardato oltre 7.818 siti produttivi. Per oltre il 67,62% le domande di concessione della CIGS sono legate alla crisi industriale, con un aumento del 285% sulle domande del 2008. Altre due percentuali si evidenziano tra le altre e riguardano, per il 14,67% richieste di contratti di solidarietà, con un aumento del 270% sull’anno precedente, mentre si registra un aumento dei ricorsi al fallimento, +127,35% e rappresenta il 4,90% del totale delle richieste.

venerdì 29 gennaio 2010

Deltaplano e parapendio: appuntamenti 2010


Per il volo libero in deltaplano e parapendio si annunciano tempi di assoluto impegno dal punto di vista organizzativo e come mantenimento del primato mondiale conquistato dai piloti azzurri.

L'Italia sta al vertice internazionale per i tanti titoli vinti, primi fra tutti i quattro mondiali di deltaplano, ala flessibile ed ala rigida, a squadre ed individuale, grazie al trentino Alex Ploner questi ultimi.
La scorsa estate il romano Andrea Iemma ai WAG 2009, cioè i giochi mondiali dell'aria, ha conquistato la medaglia d'oro in acrobazia.

Nel parapendio l'Italia ha vinto la super finale di Coppa del Mondo a Poggio Bustone (Rieti), è vice campione del mondo e terza agli europei. Grazie a questi titoli ed ai piazzamenti internazionali dei nostri piloti, siamo volati in testa alla classifica per nazioni.
I prossimi appuntamenti ci vedranno competere in aria e protagonisti a terra come organizzatori: dal 30 luglio al 8 agosto 2010 nel sito del Monte Cucco (Sigillo, Perugia) l'Italia organizzerà i pre-mondiali di deltaplano, evento staffetta dei campionati del mondo che ospiteremo nella stessa località e periodo l'anno successivo.

I piloti di parapendio saranno impegnati tra maggio e giugno nei campionati europei ad Abtenau (Austria), nei pre-mondiali di metà luglio a Piedrahita (Spagna) e nella super finale di Coppa del Mondo 2010 a Denizli in Turchia a settembre, ultima tappa dopo le gare in Brasile, Giappone, Cina, Grecia, Italia (San Potito Sannitico, Caserta), Stati Uniti e Portogallo.

Nel frattempo presso l'aeroporto di Roma Urbe si è svolta Gate XXI, prima esposizione internazionale dedicata al mondo dell'aeronautica, che ha raccolto la partecipazione di una settantina di espositori e l'interesse di vasto pubblico.

Mafia: Coldiretti, tornano a legalità oltre 2000 terreni confiscati


Stanno tornando alla legalità 2287 terreni agricoli, con fabbricati rurali ed edificabili, sequestrati alla mafia che rappresentano quasi un quarto dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati contenuti nella relazione 2009 del Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali, Antonio Maruccia, secondo la quale allo scorso 30 giugno erano 10.118 i beni, tra immobili e aziende, confiscati alla criminalità organizzata a partire dal 1996 per i quali tra il 2008 e il 2009
l 'incremento medio annuo delle destinazioni rispetto al 2007 è stato del 42 per cento.

L'agriturismo realizzato dal sequestro di una delle case di campagna Totò Riina è solo un esempio dei tanti beni agricoli restituiti alla legalità per effetto degli accertamenti patrimoniali sulla mafia – afferma la Coldiretti - nel sottolineare che con la crisi finanziaria aumentano i rischi di investimenti malavitosi nei terreni agricoli che per la tendenza anticiclica rispetto all'andamento dell'economia potrebbero essere piu' appetibili rispetto agli investimenti tradizionali.

Nelle campagne - sottolinea la Coldiretti - si assiste al moltiplicarsi di furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'unione europea e caporalato.

Tra i fenomeni preoccupano - continua la Coldiretti - le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli soprattutto, che danneggiano gli operatori sotto il profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo anomalo i prezzi al consumo. Tali comportamenti, specie quando si registrano nei mercati in cui si concentra molta della produzione nazionale, causano effetti distorsivi su tutto il mercato nazionale; contribuiscono, in conseguenza dell'aumento ingiustificato dei prezzi al consumo che da essi deriva, alla diminuzione dei consumi delle produzioni nazionali e alla contrazione delle esportazioni.

Si registra anche - continua la Coldiretti - il ritorno dell'abigeato con il furto di circa 100mila animali da allevamento all'anno, quello dell'usura aggravato dall'andamento sfavorevole del settore in alcune aree, gli atti di vandalismo collegati ad estorsioni, mentre ha raggiunto dimensioni allarmanti anche la sottrazione di trattori e delle altre attrezzature agricole spesso con la formula del “cavallo di ritorno” che prevede di dover pagare per farsi restituire il mezzo.

La criminalità organizzata che opera nelle campagne secondo la direzione antimafia ''incide più a fondo nei beni e nella libertà delle persone, perché, a differenza della criminalità urbana, può contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili”.

Si tratta dunque di lavorare - sottolinea la Coldiretti - per il superamento della situazione di “solitudine” invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell'azione di repressione della criminalità.

Non si può accettare che un settore che ha scelto con decisione la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune, sia vittima - sottolinea la Coldiretti - di inquietanti fenomeni malavitosi e di mafia che umiliano uomini e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini in termini economici e sanitari.

La qualità del Made in Italy - conclude la Coldiretti - dipende dalla qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo.

Il vademecum per gli uomini che vogliono rimorchiare su Facebook - AgoraVox Italia

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Iran: eseguite le condanne a morte di due manifestanti


Il 28 gennaio, sono state eseguite le sentenze capitali emesse nei confronti di Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour arrestati durante le proteste post elettorali. Almeno altre nove persone si trovano in attesa di esecuzione, a seguito delle condanne emesse nei cosiddetti "processi-spettacolo".

Amnesty International ha condannato l'esecuzione di due persone arrestate durante le proteste che si sono susseguite in Iran dall'indomani del contestato esito delle elezioni dello scorso anno.

Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour sono stati impiccati oggi, giovedì 28 gennaio, dopo essere stati giudicati colpevoli, al termine di un processo iniquo, di "comportamento ostile a Dio" e di appartenenza all'Anjoman e-Padeshahi e-Iran (Api), un gruppo fuorilegge che chiede il ritorno della monarchia.

"Queste due esecuzioni-shock mostrano che le autorità iraniane non intendono fermarsi di fronte a nulla per stroncare le proteste pacifiche che vanno avanti dalle elezioni" - ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. "Prima li hanno condannati dopo un processo iniquo, poi li hanno uccisi e non è neanche chiaro se effettivamente appartenessero o meno al gruppo fuorilegge, dato che le loro 'confessioni' sarebbero state esorte con la forza".

Secondo le autorità iraniane, almeno altre nove persone si trovano in attesa di esecuzione dopo essere state condannate nei cosiddetti "processi-spettacolo".

"Temiamo che le due di oggi siano solo l'inizio di un'ondata di esecuzioni nei confronti di persone condannate a seguito di incriminazioni così vagamente formulate" - ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui.

Mohammad Reza Ali-Zamani e Arash Rahmanipour erano stati condannati per "comportamento ostile a Dio" dal Tribunale rivoluzionario di Teheran lo scorso ottobre. Erano anche stati giudicati colpevoli di "propaganda contro il sistema", "insulto a figure sacre" e "collusione con l'intento di minacciare la sicurezza nazionale".

Mohammad Reza Ali-Zamani era stato accusato di aver visitato illegalmente l'Iraq e di avere, in quell'occasione, incontrato ufficiali dell'esercito statunitense.

L'avvocato di Arash Rahmanipour ha affermato che il suo assistito non aveva mai preso parte alle proteste post-elettorali e che era stato costretto a rilasciare una "confessione" durante un "processo-spettacolo" dopo che i suoi familiari erano stati sottoposti a intimidazioni. Né lui né il collega che difendeva Mohammad Reza Ali-Zamani sono stati informati dell'esecuzione, come invece richiesto dalla legge iraniana.

"Queste due esecuzioni sono la prova che il sistema giudiziario viene usato come strumento di repressione da parte delle autorità. Il messaggio inviato oggi a chi vuole esercitare il diritto a manifestare pacificamente contro il governo è: non scendete in piazza".

Altre manifestazioni sono previste l'11 febbraio, in occasione dell'anniversario della Rivoluzione islamica.

Secondo fonti ufficiali, più di 40 persone sono morte nelle manifestazioni promosse dopo le elezioni, molte delle quali represse con violenza dalle forze di sicurezza. Amnesty International ritiene che il numero delle vittime sia molto più alto.

Oltre 5000 persone sono state arrestate, molte delle quali sottoposte a torture e maltrattamenti. Decine e decine di manifestanti sono stati condannati a pene detentive e, in alcuni casi, anche alle frustate, al termine di processi iniqui. Le condanne a morte sono state almeno 11. Una di queste, emessa nei confronti di Hamed Rouhinejad, è stata commutata in appello nel corso di questo mese.

giovedì 28 gennaio 2010

Politici, non toccate la Costituzione italiana

Nel paese in via di sviluppo, i componenti della casta sono oltre 430 mila e ci costano più 3 miliardi l’anno, non contenti di come hanno ridotto il paese, cercano di raschiare il fondo del barile volendo modificare la Carta Costituzionale non ber il bene del paese ma per assoggettare la Carta alle loro esigenze impellenti che vanno oltre il bene comune.

Per ricordare alla casta politica l’importanza della nostra Costituzione, inizio questo articolo con un discorso di Piero Calamandrei ai giovani nel 1955.

Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.
La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.


Sentire la casta politica parlare di modifiche alla Costituzione mi viene la pelle d’oca e una sensazione di nausea non perché la costituzione non debba essere aggiornata ai nostri giorni, ma perché questa casta non è all’altezza di apportare modifiche alla carta costituzionale per tanti motivi. Ne cito solo due: il primo è che non conoscono proprio il documento e la prova ce la fornisce la trasmissione “le Iene”, il secondo motivo è che cercano di assoggettare la carta costituzionale ai loro interessi come cercano di fare con la giustizia da molti anni.

Quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra. (citato da Indro Montanelli su Il Giornale).

Anche la giustizia deve essere aggiornata ma non bisogna delegittimare la Magistratura che ha il suo governo che è il Consiglio superiore della magistratura ed è Presieduta dal Presidente della Repubblica che è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

La Costituzione potrebbe essere senza valore per la casta politica, ma è di vitale importanza per il paese e per i suoi cittadini. Mi permetto di ricordare a coloro che non vedono l’ora di stravolgere questo documento l’Articolo 3. che recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Anche questo articolo è sconosciuto dalla casta politica basta guardarsi intorno per rendersi conto delle discriminazioni che sono costretti a subire i cittadini del paese in via di sviluppo.


Non sono un catastrofista o un pessimista ma dell’attuale classe politica che governa e che è all’opposizione non mi fido. Uso una parola molto in voga nel paese in via di sviluppo negli ultimi quindici anni “conflitto di interessi”, questo conflitto di interessi non riguarda solo il governo, ma anche l’opposizione che da quindici anni urla, sbraita ma al momento di decidere (e cioè quando riescono a governare) nulla fanno nulla muovono, anzi si muovono solo per i benefici che riguardano esclusivamente la casta e gli amici che la sostengono.

In questi ultimi tempi il governo vuole addirittura modificare l’articolo 1 della costituzione che recita testualmente: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.


La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ho cercato di interpretare in che modo vorrebbero modificare l’articolo e dopo tanti tentativi è venuto fuori: L'Italia è una Repubblica forse democratica, fondata sulla disoccupazione, lavoro precario, discriminazioni e proclami elettorali che non saranno mai portati a termine, i politici intoccabili privilegiati devono essere mantenuti a vita dal popolo (schiavo).
La sovranità appartiene alla casta, che la esercita a suo piacimento.

Non me ne vogliano i padri della costituzione di questo sproposito che è venuto fuori provando e riprovando per aggiornare l’articolo 1 della costituzione ai tempi moderni, ma la casta che vive molto distrattamente e da lontano le problematiche del popolo schiavizzato italiano a queste modifiche di certo ci hanno già pensato visto l’andamento degli ultimi 20 anni del paese in via di sviluppo.

Cari politici privilegiati, la Costituzione va letta, va studiata e va praticata e per questo motivo mi permetto di allegare il quaderno della Costituzione riservato ai ragazzi della scuola disastrata del paese in via di sviluppo, il documento è reperibile sul sito del Quirinale buona lettura.



Dichiarato morto per infarto, si risveglia nella bara


Un apicoltore polacco dichiarato morto dopo aver subito un attacco di cuore, stava per essere chiuso in una bara e l'impresario di pompe funebri miracolosamente ha scoperto che il cuore batteva debole ma batteva.

Jozef Guzy, 76 anni, secondo il “daily mail”, ha collassato mentre lavorava a Katowice e un impresario delle pompe funebri lo ha portato via dopo che un medico lo aveva dichiarato morto.

Il portavoce dei servizi regionali di Ambulanze ha detto : "il paziente non stava respirando, non aveva battito, il corpo era freddo : tutti segni di morte".

l'impresario delle pompe funebri stava praticamente per sigillare il coperchio della bara quando la moglie di Jozef gli ha chiesto di riaprirla per potersi prendere l'orologio del marito per ricordo.

L’impresario ha detto : " ho toccato l'arteria del collo e mi sono reso conto che non era morto, ho controllato ancora e ho gridato :" c'è polso! ho fatto controllare a un amico il quale ha notato che l'uomo respirava ancora. dio, è stato un miracolo. ringrazio dio per non aver chiuso quel coperchio, sarebbe stata una tragedia, qualcosa mi ha spinto a toccare il suo collo. sono felice che sia vivo.".

Sua moglie, Ludmila, ha detto: “Io non ci potevo credere quando dicevano che era morto..”

Lo stesso dottore che aveva dichiarato morto Jozef è tornato confermando che l'uomo era vivo.

Mr. Guzy ha aggiunto: 'Il becchino mi ha salvato la vita. La prima cosa che farò quando uscirò dall'ospedale è regalargli un barattolo di miele ".

Dagli scarti delle olive nuovi prodotti farmaceutici

Nel Centro Ricerche ENEA della Casaccia, un team di ricercatori coordinato da Massimo Pizzichini ha sviluppato un innovativo processo di trattamento delle acque di vegetazione olearie.


Le acque di vegetazione delle olive costituiscono uno dei maggiori problemi ambientali per i Paesi a vocazione olivicola, come l’Italia. I reflui vengono smaltiti con il riversamento sul terreno nonostante il loro carico inquinante.

Nel Centro Ricerche ENEA della Casaccia, un team di ricercatori coordinato da Massimo Pizzichini ,ha sviluppato un innovativo processo di trattamento delle acque di vegetazione olearie, da cui si ricavano semilavorati dalle interessanti prospettive d’impiego nel settore alimentare, cosmetico e fitoterapico. In questo modo, viene annullato il carico inquinante delle acque.

Alla base del trattamento ci sono i processi di filtrazione delle acque, che permettono di recuperare i polifenoli, principi attivi dalle riconosciute proprietà biomediche.

I polifenoli svolgono un’azione importante sulla salute dell’uomo. Hanno straordinarie proprietà antiossidanti: combattono i radicali liberi che sono la causa di diverse malattie come le infiammazioni, l’infarto e il cancro, in particolare quello al seno, al colon e alla prostrata. Questi composti naturali sono già presenti sul mercato come integratori alimentari.

Dal trattamento delle acque è possibile ottenere, inoltre, un’acqua vegetale purificata, ricca di potassio e povera di sodio. Per le sue caratteristiche, potrebbe essere utilizzata come base per speciali bevande dalle proprietà curative.

“Avatar è realtà” dicono i popoli indigeni.


La fama del film Avatar ha raggiunto anche le terre dei popoli indigeni del mondo che nei giorni scorsi hanno deciso di scuotere il suo pubblico sottolineando che il film racconta la vera storia delle loro vere vite, qui ed oggi, sulla Terra.

“I Na’vi di Avatar piangono perché la loro foresta viene distrutta. È esattamente quello che accade anche a noi” ha detto a Survival un Penan del Sarawak, la parte malese del Borneo. “Le compagnie di disboscamento stanno tagliando i nostri grandi alberi e inquinano i nostri fiumi; anche gli animali che cacciamo stanno morendo… I Penan non possono sopravvivere senza la foresta. La foresta si prende cura di noi, e noi di lei. Noi capiamo le piante e gli animali perché abbiamo vissuto qui per molti, moltissimi anni, sin tal tempo dei nostri antenati.”

Jumanda Gakelebone, un Boscimane del Kalahari, ha aggiunto: “ Noi, i Boscimani, siamo i primi abitanti dell’Africa meridionale, ma ci è stato negato il diritto alla nostra terra. Ci appelliamo con tutto il cuore alla comunità internazionale perché ci aiuti. Sono contento che Avatar abbia tanto successo perché il film mostra al mondo cosa significa essere un Boscimane, e cosa significa, per noi, la nostra terra. La terra e i Boscimani sono una sola identica cosa.”

“Anche il mio popolo, gli Yanomami, hanno sempre vissuto in pace nella foresta” ha dichiarato Davi Kopenawa Yanomami, conosciuto come il Dalai Lama della foresta. “I nostri antenati ci hanno insegnato a capire la terra e gli animali. Abbiamo sempre usato questa conoscenza con attenzione, perché la nostra stessa esistenza dipende da essa. Ma poi la mia terra yanomami fu invasa dai cercatori d’oro e un quinto del mio popoli morì di malattie che non avevamo mai conosciuto prima…”

Il regista James Cameron ha ricevuto la settimana scorsa quattro Golden Globe per “Avatar” e nel corso della cerimonia ha spiegato una delle idee centrali del film. “Avatar ci invita a costatare che è tutto interconnesso. Lo sono l’uno all’altro tutti gli esseri umani così come ognuno di noi lo è alla terra.”

Ad ispirarlo nella definizione del linguaggio dei Na’vi è stata la lingua dei Maori della Nuova Zelanda.

“Esattamente come i Na’vi di Avatar descrivono la foresta di Pandora come ‘il loro tutto’, allo stesso modo, per la maggior parte dei popoli tribali del nostro pianeta la vita e la terra sono sempre state profondamente legate” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival.

“Al di là degli androidi, dei lemuri variopinti e dei cavalli dalla lunga proboscide, la storia di Avatar è la stessa che continua a ripetersi senza sosta anche sul nostro pianeta. Come i Na’vi di Avatar, anche gli ultimi popoli tribali rimasti al mondo – dall’Amazzonia alla Siberia – rischiano l’estinzione e assistono alla spoliazione delle loro terre da parte delle potente forze del profitto come la colonizzazione e lo sfruttamento forestale e minerario.

Ma esiste un modo estremamente efficace per proteggere la nostra umanità e il miracolo del nostro patrimonio naturale, ed è sorprendentemente semplice: garantire i diritti alla terra dei popoli indigeni.

Fonte: Survival

mercoledì 27 gennaio 2010

Fiat: 30 mila lavoratori in Cassa Integrazione, il Governo: scelta dell’azienda è inopportuna

Stop di due settimane di tutti gli stabilimenti FIAT Auto, dal 22 febbraio al 7 marzo, è questo l'annuncio dell' amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne. La Cassa Integrazione coinvolgerà circa 30mila lavoratori degli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, la Sevel, Cassino e Pomigliano.

Il ministro dello Sviluppo: la decisione dell’azienda di avviare la cassa integrazione non è opportuna. Proprio in questi giorni – ha affermato il Ministro Scajola - stiamo affrontando la delicata vicenda di Termini Imerese e del piano complessivo della Fiat in Italia, ecco perché questa rapida decisione dell’azienda di annunciare l’avvio della cassa integrazione per tutti gli stabilimenti, mi pare non opportuna. Mi auguro che si possano riannodare le fila per una trattativa proficua per la Fiat, per l’Italia e per i lavoratori”.

“Che a gennaio ci sia il calo delle immatricolazioni è inevitabile – ha proseguito il Ministro – tanto più dopo una serie di incentivi significativi che ci sono stati. Non c’è dubbio che gli incentivi siano un fenomeno che turba l’andamento normale del mercato, tant’è vero che stiamo pensando di farlo per un periodo limitato, con cifre meno consistenti, in modo che si arrivi ad esaurire il percorso degli incentivi, insieme ad un rinnovato parco auto nel nostro Paese. Mireremo i prossimi incentivi - ha concluso il Ministro - sempre sul piano della sicurezza e della diminuzione delle emissioni, che renderemo ancora più stringenti e cercheremo di allargare ad altri settori dell’automotive, rimasti esclusi precedentemente e che continuano a soffrire la crisi”.

La decisione presa dai vertici del Gruppo di Torino ha scatenato le critiche dei sindacati.

Bonanni: qualcuno lo chiamerebbe un ricatto. “La decisione di mettere 30 mila lavoratori in cassa integrazione per 2 settimane tra un incontro e l'altro con il sindacato 'e' un modo singolare di procedere. Qualcuno lo chiamerebbe un ricattò” così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato l'annuncio della Fiat di mettere in cig i lavoratori per 2 settimane alla vigilia dell'incontro con i sindacati del 29 gennaio. ''Ci siamo visti prima di Natale - ha detto Bonanni - e abbiamo un incontro il 29. Tra un incontro e l'altro ci fa trovare 30 mila cassa integrati. E' un modo singolare, lo ripetiamo, qualcuno lo chiamerebbe un ricatto”.

Cgil: volontà di pressione. “La scelta della Fiat di annunciare la cassa integrazione, per lavoratori di tutti gli stabilimenti, tre giorni prima il tavolo di confronto sullo stabilimento di Termini Imerese, previsto per venerdì prossimo al ministero dello Sviluppo Economico, dimostra l’indifferenza dell’azienda a positive relazioni tra le parti”. E’ quanto afferma Susanna Camusso, segretaria confederale della CGIL.

Secondo la dirigente sindacale: “Fiat sa bene che l’incontro di dopodomani non può che inquadrarsi nella discussione più generale sul piano industriale e sulla Fiat in Italia. Proprio per questo poteva aspettare l’incontro del 29 per annunciare la sua decisione, discutendone le ragioni e le eventuali misure. Il tempo c’era, la fretta e le modalità indicano, invece, una volontà di pressione per mantenere politiche di incentivi senza vincoli e senza una relazione con quanto avviene negli altri paesi”.

Dall’inizio, ricorda Camusso, “avevamo detto che politiche di incentivi ‘drogano’ la domanda, ma non determinano un’effettiva ripresa. Il tema vero sulla produzione delle auto deve, invece, riguardare: l’innovazione, le nuove alimentazioni e la sostenibilità; la distribuzione dei volumi produttivi di Fiat e l’aumento della produzione in Italia; garanzie per il futuro degli stabilimenti e dell’occupazione. Questi rimangono per noi i vincoli per un’eventuale politica di incentivi oltre che il centro della discussione sul piano industriale”.

Infine, conclude la segretaria della CGIL, “resta poi evidente che il futuro industriale nei due stabilimenti del sud rimane per noi centrale, a partire da una soluzione industriale vera per Termini Imerese in grado di mantenere l’occupazione diretta e indiretta. Fiat non può pensare che una volta annunciato il problema le sue responsabilità passino in capo ad altri”.

Continuano le proteste delle tute blu davanti ai cancelli della FIAT di Termini Imerese, mentre 13 dipendenti della Delivery Email sono al loro nono giorno di mobilitazione su uno dei capannoni dello stabilimento. Ieri, operai, familiari e residenti di Termini hanno manifestato la loro solidarietà e il loro sostegno alla vertenza, bloccando l'ingresso degli automezzi, interrompendo così la produzione.

A Pomigliano d'Arco questa mattina, corteo tra le strade cittadine degli ex lavoratori della FIAT, che hanno protestato contro il mancato rinnovo dei 36 contratti. Dopo numerosi e vani tentativi per la convocazione di tavoli di discussione richiesti all'azienda, dai sindacati e dalle istituzioni, i lavoratori ieri, hanno nuovamente occupato l'aula consiliare di Pomigliano.

Multe auto, in 5 anni aumentate del 643% record europeo

Negli ultimi cinque anni in Italia il numero delle multe comminate agli automobilisti è aumentato del 643%, il risultato più alto in Europa. Lo rileva un'indagine di Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani, che con Lo Sportello del Contribuente ha analizzato i dati dei singoli stati Ue.

Dopo l'Italia, nella classifica figurano la Romania con il 194%, la Bulgaria con il 158%, l'Albania con il 148%, l'Estonia con il 118%, la Slovacchia con il 106% e la Croazia con il 98%. Nelle ultime posizioni l'Inghilterra con il 17%, la Germania con il 15% e, ultima, la Svezia con il 11%.

A livello territoriale, in Italia le multe automobilistiche sono aumentate del 663% nel Nord Est, del 648% nel Centro, del 594% nel Nord Ovest, del 567% nel Sud e del 513% nelle Isole.

Fra le infrazioni più contestate nel 2009, permangono il divieto di sosta, la guida senza casco o senza cintura di sicurezza.

"Dai dati è inoltre emerso - sottolinea Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - che solo un italiano su tre paga la multa senza contestarla, mentre il 68% impugna il verbale innanzi al Prefetto o al Giudice di pace".

"E' un altro primato negativo per l'Italia - continua Carlomagno - Gli enti locali devono attuare 'strategie fiscali' diverse. Per far quadrare i conti debbono puntare sulla tax compliance, anziché sul condono delle multe automobilistiche che difficilmente riscontrerà adesioni. Infatti, buona parte delle multe elevate fino al 2004 sono cadute in prescrizione”.

Per tutti gli automobilisti delle città di Roma, Napoli, Genova, Treviso, Macerata, Perugia, L’Aquila, Bari, Salerno e Catanzaro che vogliono regolarizzare la propria posizione con le multe o aderire al condono, Contribuenti.it ha raddoppiato i funzionari presenti al call-center (0642828753) de “Lo Sportello del Contribuente” per verificare la correttezza delle comunicazioni e che non siano gonfiate di verbali prescritti, mai notificati, già pagati o duplicati oppure che contengano spese non dovute relative alla procedura di fermo amministrativo di € 30,99 mai effettuata.

Patti (ME) - Abuso d'ufficio, falso e violazioni edilizie: 27 denunce e 42 sequestri

I Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria e della Stazione di Patti hanno sequestrato 42 appartamenti, dislocati in diversi complessi residenziali, tutti in costruzione, dando esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. di Patti su richiesta della locale Procura per una serie di reati, contestati a vario titolo a ben 27 persone.

In sostanza le accuse principali riguardano:

la violazione del DPR 380/2001 e di altre Leggi Regionali e Regolamenti Comunali che disciplinano il settore dell'edilizia urbana, poiché le abitazioni sono state costruite realizzando una trasformazione urbanistica illegittima del territorio tramite aumenti di volumetrie non conformi agli strumenti urbanistici vigenti ed al piano di lottizzazione approvato dal Consiglio Comunale;

l'abuso d'ufficio in concorso, consistente nel rilascio di concessioni edilizie che hanno consentito la illegittima realizzazione dei fabbricati sequestrati;

la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (parcheggi, strade, rete fognaria e relativo depuratore, reti idrica, telefonica ed elettrica, spazi di verde pubblico attrezzato) ad eccezione di alcune opere di finitura, che invece dovevano essere preliminari al rilascio delle concessioni edilizie stesse;

la falsa attestazione, da parte dell'Ufficio Tecnico comunale di Patti, dell'avvenuta realizzazione delle opere di urbanizzazione, che ha consentito il rilascio delle concessioni edilizie (le concessioni vengono rilasciata solo quando le opere di urbanizzazione siano già state realizzate).

27 in totale gli indagati, tra cui impiegati dell'Ufficio Tecnico del Comune di Patti, componenti delle Commissioni Edilizie, imprenditori e direttori dei lavori delle imprese costruttrici.

L'indagine, che si è avvalsa della consulenza tecnica di un professionista, è iniziata nel 2007.

Il valore degli immobili sequestrati si aggira attorno ai 5 milioni di Euro.

martedì 26 gennaio 2010

Delegazione indigena in Italia e Europa per salvare il fiume São Francisco


Una delegazione di indigeni brasiliani Tuxá e Truká si trova in questo giorni in Italia per difendere il fiume São Francisco da un grande progetto di ingegneria idraulica varato dal governo Lula nell’ambito del Piano di Accelerazione della Crescita nazionale.

Il progetto prevede la costruzione di due canali di deviazione delle acque di più di 600 km di lunghezza, di 2 dighe idroelettriche, 9 stazioni di pompaggio, 27 acquedotti, 8 tunnel e 35 dighe di contenimento e riserva dell’acqua, ed è già in fase di realizzazione nonostante le numerose irregolarità giuridiche denunciate.

Secondo i promotori della Campagna, denominata Oparà, il progetto avrà un impatto socio-ambientale devastante su tutti i 33 popoli che vivono all’interno del bacino del fiume, nel nord est del paese. A subire le conseguenze più gravi saranno circa 8.000 persone di cui il progetto prevede la rimozione forzata, l’allagamento di parte del territorio e la distruzione dei luoghi sacri.

“Il progetto per noi indigeni significa massacro, un vero etnocidio culturale” ha denunciato ieri Edilene Bezerra Pajeù, insegnante e leader del popolo Truká ieri nel corso del primo incontro pubblico in Italia. “Non sappiamo cosa sarà di noi, stiamo perdendo la nostra relazione divina con il fiume, che è anche fonte di vita per noi. Inoltre, proseguono gli omicidi dei nostri leader che lottano contro i progetti come questo. Io ho paura per i nostri figli, che rischiano ogni giorno di perdere la vita.”

“Il progetto si è già reso colpevole di numerose gravi violazioni dei diritti indigeni” denunciano i portavoce della Campagna. “Il governo non ha effettuato le necessario consultazioni con i popoli colpiti e per garantire l’esecuzione dei lavori, l’esercito brasiliano ha occupato i territori dei popoli Truká e Pipipã togliendo loro il diritto di accesso all’area. L’integrità di molte aree indigene è minacciata e il 19 dicembre 2007, inoltre, la Suprema Corte Federale si è rifiutata di prendere in considerazione le obiezioni giuridiche al progetto presentate dalle organizzazioni della società civile, reputandole illegittime.”

Il fiume São Francisco è il terzo bacino idrografico del Brasile e ha un’estensione di 3.160 km. Negli anni scorsi, il fiume ha già subito profondi interventi che ne hanno gravemente alterato l’equilibrio ambientale provocato il disboscamento del 95% delle foreste che proteggevano gli argini nonché la rimozione forzata di 150.000 persone. Con i nuovi progetti verranno irrimediabilmente alterati anche i cicli naturali delle esondazioni del fiume, cruciali al sostentamento delle comunità.

Stando alle dichiarazioni delle autorità brasiliane, il 4% delle acque trasposte dal nuovo progetto sarà destinato alla popolazione rurale, il 26% sarà destinato ad un uso urbano e industriale e il 70% a progetti di irrigazione di grandi estensioni di monocoltura, principalmente diretta all’esportazione.

Dopo Roma, la delegazione si recherà a Udine, Bolzano, Ginevra (ONU e OIL), Bruxelles (Parlamento Europeo) e Berlino.

La Campagna Oparà è promossa dalle organizzazioni brasiliane Apoinme, Associação de Advogados dos Trabalhadores Rurais no Estado da Bahia, Núcleo de Estudos em Comunidades e Povos Tradicionais e Ações Socioambientais da Universidade do Estado da Bahia, Commissione Pastorale dei Pescatori, Conselho Indigenista Missionário, CPT – Commissione Pastorale della Terra e Via Campesina.

Il comitato promotore italiano è composto da Solidarietà e cooperazione – Cipsi, Sal, CeVI, A Sud in collaborazione con il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua, AltraMente, Voci della Terra all’interno della Campagna “Libera l’Acqua” (http://www.liberalacqua.it/ ).


Fonte: Survival

Casa: scade la proroga sfratti, aumentano quelli per morosità



Per il triennio 2009/2011 previsti sfratti per 150mila famiglie, “Piano Casa” sparito dall'agenda politica il tema dell'edilizia sociale e dell'affitto.

La proroga degli sfratti è scaduta il 31 dicembre 2009 e vedrà interessate un numero sempre crescente di famiglie, per questo la CGIL e il SUNIA (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) chiedono un'immediata proroga e rapide misure per affrontare l'emergenza morosità.

Il costo dell'abitazione e dei servizi connessi, come spiega il SUNIA, rappresenta ormai un peso insopportabile per le famiglie, accentuato dalla gravissima crisi economica. Sono queste le cause del dilagare degli sfratti per morosità.

L'incidenza dell'affitto sulle economie degli italiani continua a crescere e come si apprende da una ricerca della CGIL e del SUNIA negli ultimi due anni il reddito medio da lavoro dipendente è rimasto stabile, ma gli affitti sono aumentati del 16%. Nelle città ad alta tensione abitativa per una famiglia con un reddito da lavoro dipendente l'affitto incide oltre il 40% (tra il 50 e il 70% a Bologna e Firenze, oltre il 70% a Milano, Napoli, Roma), per una famiglia con due pensioni minime l'affitto incide tra il 50% e il 70%.

Negli ultimi 5 anni, prosegue la ricerca, 120mila famiglie hanno perso la loro abitazione, di cui 100mila a causa della morosità, il restante per necessità del locatore e finita locazione. Data la crescita dei canoni, le difficoltà delle famiglie a sostenere le spese per la casa e l'aggravarsi della situazione economica, senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in locazione nel triennio 2009/2011 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione in quanto non avranno le capacità economiche per far fronte al pagamento d'affitto.

Critiche sono state espresse anche da CGIL, CISL, UIL: “E' inaccettabile, che di fronte ad una situazione delicata come questa il Governo, operi una diminuzione dei Fondi per il sostegno agli affitti, che dal 2006 al 2009 sono passati da € 310.660.000 a € 181.101.060, con una diminuzione pari al 43%”. Inoltre le tre Confederazioni puntano il dito contro il fatto che non sia stato ancora avviato l’aumento dell’offerta delle abitazioni in affitto, auspicato dal cosiddetto "Piano Casa", che avrebbe dovuto consentire il passaggio "da casa a casa" di molte famiglie sfrattate.

La Francia verso il no al burqa

La commissione di studio istituita dal Parlamento: offende i valori della République. Il velo integrale sarà bandito in scuole, ospedali e uffici pubblici.




La Francia vuole dire no al velo integrale in pubblico. La commissione di studio istituita dal Parlamento francese ha infatti raccomandato che il velo islamico che copre interamente il volto delle donne sia vietato in tutte le scuole, gli ospedali, i trasporti pubblici e negli uffici statali. Il burqa, è la conclusione del rapporto, offende i valori nazionali della Repubblica francese.

Si tratta della conclusione di un iter durato 6 mesi i cui risultati erano molto attesi oltralpe, ampiamente dibattuto dall'opinione pubblica e che certamente susciterà nuove polemiche. Sul piano strettamente normativo, la proposta faro consiste nell'adozione di una "disposizione che vieti di dissimulare il proprio viso nei servizi pubblici".

Il rapporto raccomanda di "optare per uno strumento legislativo" che possa anche essere declinato "per via amministrativa". Questo dispositivo potrebbe in particolare essere applicato nei trasporti pubblici e nei dintorni delle scuole. "La conseguenza della violazione di questa regola non sarebbe di natura penale ma consisterebbe in un rifiuto di corrispondere il servizio richiesto". La commissione di studio non arriva a suggerire un "divieto generale e assoluto del velo integrale negli spazi pubblici" perché "non esiste al riguardo unanimità".

La prospettiva di vietare il velo integrale è allo studio, oltre che in Francia, in diversi paesi europei, fra cui l'Italia, i Paesi bassi, la Danimarca. In Italia, una legge del 1975, varata per ragioni di ordine pubblico, vieta di coprirsi il volto (con fazzoletti e caschi da moto) nei luoghi pubblici. Alcuni sindaci della Lega nord si sono appellati a questa norma per vietare, con disposizioni amministrative locali, tanto il velo integrale che il "burkini" (costume da bagno).

La Lega Nord ha presentato un disegno di legge nell'ottobre scorso che prevede fino a due anni di carcere e 2.000 euro di ammenda per coloro che "in ragione della propria fede religiosa rendono difficile o impossibile la propria identificazione".

Nei Paesi Bassi sono allo studio diversi progetti di legge sul divieto del niqab e del burqa (il primo lascia lo spazio per gli occhi, mentre con il secondo il viso è interamente coperto), in particolare nel settore dell'istruzione pubblica e dei servizi amministrativi. In Danimarca il governo conservatore sta discutendo l'opportunità di limitare l'uso del velo integrale negli spazi pubblici, a scuola e nei tribunali. Sono attese le raccomandazioni di una commissione governativa prima del varo della legge. Nel Regno unito non esiste alcuna legge che vieti il burqa o niqab e il governo ha riaffermato di recente che non intende legiferare in materia.

Il ministero dell'educazione ha comunque emesso delle direttive che consentono ai direttori delle scuole pubbliche di vietare il niqab. Anche in Austria si è aperto il dibattito, su proposta del ministro socialdemocratico della famiglia, Gabriele Heinisch-Hosek, preoccupata dal crescente numero di donne velate nel paese.
Fonte: SkyTg24

Terremoto: per la prima volta agricoltori e pastori abruzzesi portano i prodotti a Roma

Sabato 30 gennaio 2010 alle ore 10.00 via San Teodoro, 74 a Roma c/o l’antico Mercato ebraico del pesce

Per non dimenticare e sostenere la ripresa dell’economia locale dopo il terremoto, sabato 30 gennaio alle ore 10,00 a Roma per la prima volta gli agricoltori ed i pastori abruzzesi saranno ospitati nel mercato di Campagna Amica al Circo Massimo della Capitale dove sarà possibile conoscere, assaggiare ed acquistare direttamente dai produttori le specialità uniche di un territorio che, duramente colpito, sta oggi rinascendo.

Si tratta di una iniziativa di solidarietà promossa dagli agricoltori della Coldiretti del Lazio che hanno voluto lasciare il proprio posto all’interno del mercato, per l’intero weekend (30 e 31 gennaio), ai loro colleghi dell’Abruzzo che avranno cosi la possibilità unica di far conoscere ed apprezzare le proprie specialità locali (dallo zafferano alle patate e agli ortaggi del Fucino, dall’extravergine Dop ai salumi), per ricostruire uno sbocco commerciale bruscamente interrotto dal sisma. L’acquisto di prodotti abruzzesi, meglio se direttamente dagli agricoltori, è il modo migliore per sostenere un territorio che offre produzioni da primato nell’agroalimentare che rappresenta una componente rilevante dell’intera economia della Regione.

Con l’occasione sarà fatto il punto sulla situazione delle aziende agricole e sulla apertura dei mercati degli agricoltori di Campagna Amica in Abruzzo, dopo il terremoto.

Nel corso dell’iniziativa saranno preparate sul posto alcune delle specialità abruzzesi più tipiche, dalla polenta di farro al ragù al formaggio di capra fino ai gustosi arrosticini di pecora.

Salute: Coldiretti, in vendita latte cinese tossico. Serve etichetta


Il fatto che a distanza di un anno dallo scandalo, sia di nuovo in vendita latte cinese alla melamina nei supermercati, dimostra che non è più rinviabile il via libera dell’Unione Europea al Decreto del Ministero delle Politiche Agricole sull'obbligo di indicare l'origine in etichetta per latte e derivati e sul divieto dell'uso delle polveri per la produzione di formaggi.

E’ quanto afferma la Coldiretti, in riferimento alla scoperta da parte degli Ispettori cinesi di latte contaminato prodotto nel 2009 ed in vendita sugli scaffali di un supermercato.

Lo scorso anno - ricorda la Coldiretti - il latte alla melamina provocò l’intossicazione di trecentomila persone e la morte di sei bambini cinesi con un allarme che si è esteso rapidamente in tutto il mondo e che portò alla scoperta anche in Italia di latte proveniente dal gigante asiatico. Con la mobilitazione alle frontiere della Coldiretti è stata ottenuta la presentazione da parte del Ministro Luca Zaia del Decreto, ancora al vaglio dell'Unione Europea, che obbliga a indicare l'origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche l'impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi.

Di fronte all'ampliarsi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre - sostiene la Coldiretti - estendere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Lo scandalo del latte contaminato da melamina - conclude la Coldiretti - è solo l'ultima conferma della presenza di gravi difficoltà da parte del gigante asiatico di adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi.

Secondo l'indagine Coldiretti - Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti.

Amnesty International chiede al governo della Romania di cessare gli sgomberi forzati delle famiglie rom


Amnesty International ha diffuso oggi un rapporto sulla Romania, intitolato "Trattati come rifiuti. La distruzione delle case delle famiglie rom e i rischi per la loro salute in Romania" e ha chiesto alle autorità di Bucarest di porre fine agli sgomberi forzati dei rom e trasferire immediatamente i nuclei familiari che vivono da anni in condizioni di pericolo, nei pressi di discariche, impianti per il trattamento di liquami o aree industriali nelle periferie urbane.

"In tutto il paese le famiglie rom vengono sgomberate contro la loro volontà. Con uno sgombero, non perdono solo la casa, ma anche i loro beni, le relazioni sociali, l'accesso al lavoro e ai servizi pubblici" - ha dichiarato Halya Gowan, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International. "Questa politica di sgomberi forzati, senza adeguata consultazione, notifica e individuazione di una sistemazione alternativa, perpetua la segregazione su base etnica in Romania e viola gli obblighi internazionali del paese".

Per mettere in evidenza le terribili condizioni di vita dei rom in Romania, il rapporto di Amnesty International descrive uno dei più drammatici sgomberi di massa avvenuti negli ultimi anni: quello eseguito nel 2004 in un palazzo nel centro di Miercurea Ciuc, capoluogo del distretto di Harghita, ai danni di 100 rom, tra cui nuclei familiari con bambini piccoli.

La maggior parte dei rom sgomberati fu trasferita in casupole di metallo, intese come provvisorie, nei pressi di un impianto di trattamento di liquami. Alcuni decisero di spostarsi vicino a una discarica.

Erzsébet, che vive tuttora nei pressi dell'impianto insieme al marito e a nove figli, ha descritto ad Amnesty International com'è la vita in una casupola di metallo: "È stretta, quando ci mettiamo tutti a dormire non c'entriamo. Non possiamo fare un bagno, non possiamo lavarci. È troppo piccola. Non vogliamo che le ragazze più grandi facciano il bagno davanti al loro padre".

Le casupole di metallo e le baracche si trovano all'interno della zona di protezione di 300 metri, che secondo la legge deve separare le abitazioni da materiali potenzialmente tossici. La mancata tutela del diritto alla salute di queste persone è un'altra violazione degli obblighi nazionali e internazionali della Romania.

Questo è il racconto di Ilana: "Le case sono piene di quella puzza. La notte i bambini si coprono la faccia coi cuscini. Quando sentiamo quella puzza non vogliamo mangiare. Un figlio è morto a quattro mesi, non voglio perdere gli altri bambini".

"L'incubo, per questi rom, dura da sei anni. Ora le autorità locali devono dare loro un'abitazione adeguata, situata nei pressi di servizi e infrastrutture, in un luogo sicuro e salubre" - ha affermato Gowan. "Le autorità di Miercurea Ciuc devono dare l'esempio: gli sgomberi forzati devono finire e il diritto all'alloggio dev'essere rispettato".

Amnesty International sollecita il governo della Romania a modificare la legislazione in materia di alloggio, incorporandovi gli standard internazionali sui diritti umani.

In Romania vivono quasi 2,2 milioni di rom, circa il 10 per cento della popolazione del paese. A causa della massiccia discriminazione, sia da parte delle autorità che dell'opinione pubblica, il 75 per cento dei rom vive in povertà, a fronte del 24 per cento dei romeni e del 20 per cento degli ungheresi, la più grande minoranza del paese. Le condizioni di vita e i livelli di salute fisica sono tra i peggiori del paese.

Sebbene alcuni rom vivano in strutture permanenti con titolo di proprietà, molti altri insediamenti, anche se esistenti da tempo, sono considerati dal governo "temporanei" e non sono riconosciuti ufficialmente. I loro residenti non hanno alcun titolo di proprietà e questo aumenta il rischio di sgomberi.

Gli sgomberi forzati violano gli standard europei e internazionali, come il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la Convenzione europea sui diritti umani, secondo i quali ogni persona ha diritto a un livello minimo di sicurezza nella titolarità del possesso, che possa garantire protezione legale contro gli sgomberi forzati, le persecuzioni e altre minacce.

Firma l'appello Romania: famiglie rom trattate come rifiuti

lunedì 25 gennaio 2010

Auto blu: Italia primato mondiale con 626.760 unità.


Aumentano ancora le auto blu in Italia: hanno raggiunto il tetto record di 626.760 unità.

E' quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - divulgato a Capri nel corso della presentazione del “Premio Amico del Contribuente 2010” - che ha analizzato il parco delle auto blu utilizzate in qualunque modo dalla P.A., conteggiando sia quelle proprie che quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Società misto pubblico-private e Società per azioni a totale partecipazione pubblica.

Nel corso dell’ultimo anno, in Italia, il parco delle auto blu in dotazione della pubblica amministrazione è cresciuto del 3,1% passando da 607.918 a 626.760 unità. Dopo la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati.

Nella classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" primeggia l'Italia con 626.760 seguita dagli USA con 72.000, Francia con 61.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 54.000, Turchia con 51.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 30.000, Grecia con 29.000 e Portogallo con 22.000.

"Tagliare la spesa pubblica si può senza effettuare alcuna macelleria sociale - afferma Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Basta solo applicare le leggi vigenti anche alla casta. Gli amministratori pubblici, in Italia, hanno superato ogni limite Basterebbe pubblicare sul sito internet il nome degli utilizzatori e tassarli come fringe benefit per ridurre drasticamente il parco auto della pubblica amministrazione".

Caro Benzina: Adusbef e Federconsumatori, prezzi elevati anche per guadagni Stato

(Teleborsa) - Roma, 25 gen. - Il petrolio continua la sua discesa, raggiungendo oggi 74,57 dollari al barile, ma, com'era prevedibile, i prezzi dei carburanti rimangono stabili su livelli elevati.

Nonostante gli irrisori ritocchi operati oggi da alcune compagnie, infatti, la benzina è venduta ancora a 1,34-1,35 Euro al litro, con una speculazione di 8 centesimi al litro. Lo si legge in una nota di Federconsumatori.

Non dimentichiamo che questi 8 centesimi in più si traducono in un maggiore esborso, da parte degli automobilisti, di 96 Euro annui per costi diretti e di 75 Euro annui per costi indiretti (dovuti al trasporto su gomme delle merci), per un totale di 171 Euro annui in più.

"Non ci stancheremo di denunciare questa situazione intollerabile" - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori ed Adusbef - Ma vi è di più. Alla luce dell'analisi sull'andamento delle imposte applicate sul prezzo dei carburanti, oggi capiamo chiaramente perché il Governo non voglia intervenire per farli scendere". Il motivo è estremamente semplice, più i prezzi dei carburanti sono elevati, più lo Stato ci guadagna, poiché la tassazione non comprende solo l'accisa (che è fissa), ma anche l'IVA (che è una tassa in percentuale).

Dal 2009 al 2010, per l'aumento dei prezzi dei carburanti, l'IVA è passata: per la benzina, da 18 a 22 centesimi, con aumento di 4 centesimi; per il gasolio ha invece registrato un aumento di 2,3 centesimi.

Bisogna sapere che, viste le notevoli quantità di erogato, ogni centesimo in più sul prezzo dei carburanti si traduce in maggiori introiti pari a 14 milioni di Euro al mese per la benzina e, 25 milioni di Euro al mese per il gasolio. Questo significa che lo Stato incasserà, per il prossimo anno, 672 Milioni di Euro in più annui per la benzina e 690 Milioni di Euro annui in più per gasolio, per un totale di 1,3 miliardi di Euro annui.

Quindi, sempre per tale meccanismo, su ogni famiglia, per il 2010, peserà un onere fiscale maggiore di 60 Euro annui, dopo che, nel 2009, sono stati introitati dallo Stato circa 400 milioni in più di IVA, pari ad un maggior carico fiscale di 18 Euro a famiglia.

Tutto ciò, in un panorama in cui la pressione fiscale è aumentata dello 0,6% passando dal 42,8 al 43,4 (fonte Istat), con un aggravio sui redditi da lavoro dipendente fino a 25.000 Euro annui di 150 Euro in più.

Ecco perché il Governo non ha il minimo interesse ad intervenire in direzione delle proposte che più volte abbiamo avanzato al fine di ottenere una forte riduzione dei prezzi dei carburanti.

Riconoscimento speciale ai poliziotti che hanno assassinato un leader papuaso


Cinquanta agenti della polizia indonesiana hanno ricevuto un riconoscimento speciale dal Quartier Generale della Polizia Nazionale per aver ucciso il leader dell’indipendenza papuana Kelly Kwalik il mese scorso.

La polizia indonesiana ha sparato a Kelly Kwalik colpendolo a una coscia il 16 dicembre 2009, ed è morto poco dopo. Le circostanze esatte della sua morte restano poco chiare.

L’esercito e la polizia indonesiana vantano una lunga storia di esecuzioni extra-giudiziarie, di arresti e torture effettuati verso persone sospettate di sostenere il movimento indipendentista del Papua Occidentale.

Nonostante in passato fosse stato coinvolto nelle attività ribelli del Movimento per la Liberazione di Papua (OPM), Kwalik aveva rinunciato alla violenza da molti anni e si era impegnato a lottare per l’indipendenza in modo pacifico. Qualche settimana prima della sua morte era stato invitato ad incontrare alcuni alti funzionari della sicurezza indonesiana.

Molti Papuasi sospettano che potrebbe essere stato attirato in una trappola con la promessa di un altro incontro simile.

La polizia ha giustificato la sua uccisione sostenendo che Kwalik fosse coinvolto nell’imboscata a un convoglio di autocarri effettuata nel 2002, nel corso della quel morirono tre insegnanti nei pressi della Grasberg, un’enorme miniera di rame e oro di proprietà americana. La polizia ha anche detto di sospettare che Kwalik fosse il mandante di numerosi attacchi effettuati nella regione della miniera l’anno scorso, durante i quali ci furono otto morti. Comunque sia, al tempo delle uccisioni del 2002 come in concomitanza di quelle più recenti, la polizia aveva scartato l’ipotesi di un coinvolgimento dell’OMP.

Survival sta facendo appello al governo indonesiano perché indaghi sulle circostanze della morte di Kwalik in maniera approfondita e ha chiesto che vengano assicurati alla giustizia i membri delle forze di sicurezza che hanno commesso atti di violenza contro il popolo del Papua.

Fonte:Survival

Bonanni: "Una consulta nazionale per la riforma fiscale"


"Bisogna ricercare le giuste alleanze nella politica e nella società civile, attraverso una "consulta" tra sindacati, imprese e istituzioni per spingere tutti insieme il Governo ed il Parlamento ad abbassare le aliquote, spostando la tassazione dai redditi ai consumi, al netto di stipendi e pensioni, e con un forte sostegno alle famiglie a medio e basso reddito".

E' quanto ha dichiarato il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, nel corso dell'Esecutivo Cisl che si è svolto a Firenze. "Noi -ha proseguito Bonanni- riteniamo che sia pericoloso confondere l'azione del sindacato con quella dei partiti. Questo è modo un pò velleitario di fare sindacato. Non sono le lotte in sé che garantiscono i risultati. Occorre realismo, senso di responsabilità e grande capacità di costruire un ampio consenso nella società. Per questo la Cisl continuerà nella sua azione di forte pressione per una vera riforma fiscale, sia a livello nazionale, sia a livello locale, costruendo le necessarie alleanze e scoraggiare tutte le azioni che possono ritardare questo processo".

Il Segretario generale della Cisl si è inoltre espresso in merito allo sciopero sul fisco proclamato dalla Cgil per il 12 marzo"Ognuno è libero di fare quello che ritiene di fare. Ma noi pensiamo che sia un errore proclamare uno sciopero durante la campagna elettorale. Può solo estremizzare le posizioni, dividere più che unire e dare fiato a chi nel governo e tra le forze politiche vuole lasciare le cose come stanno e rischia di portare acqua al mulino di quelli che non vogliono la riforma fiscale."

"Grazie all'insistenza della Cisl la riforma fiscale è diventata la questione centrale nel dibattito nazionale. Siamo stati noi a lanciare questo tema nel corso dell'ultimo congresso nazionale della Cisl. Ma ora bisogna stare attenti a non farla diventare solo un terreno di scontro politico durante la campagna elettorale. La riforma fiscale non è un contratto. E' la riforma istituzionale più importante perché il fisco è lo strumento per regolare il rapporto tra stato e cittadini e tra cittadini e politica".

Sempre nel corso dell'Esecutivo, Bonanni ha poi invitato il governo italiano e l'Europa a seguire l'esempio del Presidente americano Obama. "Le banche -ha sottolineato il Segretario generale della Cisl- hanno ripreso ad investire i soldi dei risparmi dei cittadini in maniera sconsiderata senza alcun controllo. C'è il rischio di una nuova bolla speculativa.

Il Governo italiano deve sostenere l'offensiva del presidente Obama per studiare forme di tassazione sui profitti bancari e regolare bene il sistema bancario.

Siamo ancora in mezzo al guado. E' ricominciata la speculazione finanziaria da parte delle banche e lo si vede anche dai premi e dai compensi dei banchieri che stanno di nuovo crescendo anche in Italia. C'è il rischio di una nuova bolla speculativa. Occorre che l'Europa segua l'offensiva di Obama nei confronti delle banche che devono contribuire allo sviluppo e sostenere il sociale. Non possono investire i soldi dei cittadini e delle imprese come meglio credono.

Spero che il Governo italiano dia forza a questa spinta forte che viene dall'America per definire un nuovo sistema economico e finanziario. E speriamo che anche la Confederazione europea dei sindacati sappia dire una parola forte nei confronti della BCE, che come si è visto negli ultimi giorni ha ripreso a propinare le sue indicazioni agli Stati sulla riforma fiscale e sul welfare italiano."
Fonte:www.cisl.it

Clima: Coldiretti, dal 2000- 2009 il record del decennio più caldo.


Con il surriscaldamento a rischio i prodotti tipici del Made in Italy

La temperatura media globale sulla terra e sugli oceani dei primi dieci anni del terzo millennio (2000 - 2009) è stata la più elevata mai registrata con un valore di 57,9 gradi fahrenheit (14,389 gradi celsius), superiore dello 0,3 per cento a quella della decade precedente.

Lo rende noto la Coldiretti sulla base dei dati preliminari raccolti dal NOAA'S - National Climatic Data Center statunitense secondo il quale la temperatura media globale dell'anno appena trascorso è stata di 58 gradi fahrenheit (14,44 gradi celsius), superiore di 1,01 gradi fahrenheit alla media del ventesimo secolo.

Gli effetti del surriscaldamento si sono avvertiti anche in Italia e il 2009 - sottolinea la Coldiretti - si è classificato al quinto posto nella classifica degli anni piu' caldi dal 1800 ad oggi., secondo l`istituto di scienze dell`atmosfera e del clima del consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr). Si tratta della conferma di una tendenza con il 2008 che - precisa la Coldiretti - si era già classificato al settimo posto nella classifica degli anni piu' caldi dal 1800 dopo il record assoluto degli due secoli che rimane assegnato al 2003.

Tra gli effetti del surriscaldamento del pianeta c'è la sottrazione alla coltivazione dei terreni piu' fertili anche per effetto dei fenomeni di erosione dovuti all'innalzamento dei mari. Un rischio che in Italia riguarda direttamente la pianura padana dove si coltiva un terzo del Made in Italy agroalimentare. Il riscaldamento provoca però anche - precisa la Coldiretti - il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini.

Una situazione che di fatto - prosegue la Coldiretti - mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche “essenzialmente o esclusivamente all'ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani”. Un paniere di prodotti che - conclude la Coldiretti - ha superato i 20 miliardi di euro in valore e che registra primati mondiali nei vini, nei prodotti a denominazione di origine e nelle specialità tradizionali.

Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di una situazione che sta provocando effetti strutturali sulla competitività del Made in Italy che fonda buona parte del suo successo sul territorio e la buona cucina. L'aumento delle temperature provoca infatti anche la migrazione dei prodotti tipici verso nord con un processo che è in realtà in Italia si sta già verificando un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta.

Ma i cambiamenti climatici in corso si manifestano anche - sottolinea la Coldiretti - con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense, un maggiore rischio per gelate tardive, l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione della riserve idriche. Si tratta di processi - conclude la Coldiretti - che rappresentano una nuova sfida per l'impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio.